La gioielleria DoGi di Pescara è pronta a riaprire le sue porte dopo il clamoroso furto avvenuto l’11 luglio scorso. Un commando ha fatto irruzione nel negozio in pieno centro, utilizzando una Panda rubata per sfondare la vetrina e portare via un bottino stimato in un milione di euro. Nonostante il grave danno, il direttore Pierpaolo De Luca ha deciso di non arrendersi e di riaprire l’attività il prossimo otto agosto.
La scelta di riaprire così presto è stata accompagnata da un messaggio di resilienza e determinazione. Sul maxi pannello di legno che ha sostituito la vetrina sfondata, è apparsa la scritta: «Il crimine non ci ferma, riapriamo subito». Questo messaggio riflette la volontà di non lasciarsi intimidire e di tornare operativi il prima possibile.
Le misure di sicurezza adottate
Pierpaolo De Luca ha spiegato che la riapertura sarà accompagnata da un ulteriore innalzamento delle precauzioni. «Riaprire è la cosa più importante e migliore da fare», ha dichiarato. Non solo sono stati potenziati i sistemi di allarme e difesa, ma è stata anche richiesta al Comune l’installazione di dissuasori. Inoltre, nonostante l’assicurazione sarebbe partita solo dal 21 luglio, il direttore ha assicurato che «stavolta sarà diverso anche su questo aspetto».
La gioielleria ha anche deciso di adottare un tono ironico sui social media, pubblicando una foto con due Cinquecento, una vintage e l’altra di nuova concezione, entrambe rosse, parcheggiate davanti alla vetrina. Il testo accompagnatorio recitava: «Da oggi davanti alla gioielleria DoGi sono ammesse solo le 500. Le Panda restano gentilmente fuori». Questo messaggio è un chiaro riferimento al mezzo utilizzato dai ladri per il furto.
L’indagine e la banda organizzata
Il furto alla gioielleria DoGi è stato subito inquadrato come l’opera di una banda particolarmente organizzata. Secondo gli investigatori della squadra mobile e della scientifica il commando ha impiegato solo novanta secondi per svaligiare il negozio. Dopo aver sfondato la vetrina con tre colpi del paraurti della Panda, i ladri sono fuggiti a bordo di un’Audi in direzione sud, verso l’Asse Attrezzato e probabilmente verso la Puglia.
Un elemento interessante emerso dalle indagini è che la scelta della Panda potrebbe non essere casuale. Secondo quanto si apprende, proprio quel tipo di auto potrebbe essere particolarmente indicato per questo tipo di assalti per la conformazione particolare del paraurti. Prima dell’assalto a Pescara, se ne sarebbero registrati almeno altri quattro al centro nord molto simili, non solo nella scelta delle attività da colpire e nella dinamica, ma proprio nella scelta dell’auto da rubare per essere usata come ariete.
Il ruolo della squadra volante
La squadra volante è stata la prima a intervenire subito dopo il furto. Gli agenti hanno trovato la vetrina sfondata e il negozio devastato. Le indagini sono ancora in corso, ma le autorità sono convinte di essere sulla pista giusta per individuare i responsabili.
La riapertura della gioielleria DoGi è un segnale forte di resilienza e determinazione. Nonostante il grave danno subito, il direttore Pierpaolo De Luca e il suo team hanno deciso di non arrendersi e di tornare operativi il prima possibile. La comunità di Pescara ha risposto con solidarietà e sostegno, dimostrando che il crimine non può fermare la volontà di riprendere la propria vita e le proprie attività.



