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Popolazione in calo e scuole vuote nei comuni colpiti dal sisma

Case nuove, ma residenti in fuga: il rapporto Sisma10 svela la spopolazione dei centri colpiti.

Popolazione in calo e scuole vuote nei comuni colpiti dal sisma

La ricostruzione delle abitazioni nelle zone colpite dal terremoto del 2016 è ormai visibile, ma i dati raccolti dal rapporto Sisma10 mostrano un fenomeno opposto: la sparizione della popolazione residente. Il documento, frutto di un’indagine condotta da ricercatori in scienze sociali, ha toccato quasi 500 nuclei familiari distribuiti in più di 150 aree di Soluzioni abitative d’emergenza (Sae), fornendo una fotografia dettagliata della situazione attuale.

Il contesto è quello di 138 comuni inclusi nel cratere sismico, di cui 44 sono considerati i più gravemente colpiti. Nei nove anni successivi al sisma, la popolazione di questi 44 centri è diminuita del 12,2 %, passando da oltre 120.000 abitanti a poco meno di 105.000. Alcune località hanno registrato cappi più alti: ad Arquata del Tronto, Accumoli, Ussita, Castelsantangelo sul Nera e Monte Cavallo la perdita supera il 20 %, segnalando un progressivo vuoto demografico.

Perdita di giovani e invecchiamento della popolazione

Uno dei dati più preoccupanti riguarda la fascia d’età 20-39 anni, che tra il 2019 e il 2024 è diminuita del 12,8 %. Contestualmente, la quota di anziani è cresciuta fino al 30,2 % della popolazione totale, confermando un fenomeno di invecchiamento accelerato. Le scuole dei comuni più colpiti stanno chiudendo per mancanza di alunni: il tasso di desertificazione scolastica è del 21,1 %, quasi un 50 % in più rispetto alla media nazionale (14,5 %). Questo scenario rende difficili le prospettive per le famiglie giovani, che trovano scarso l’accesso a servizi essenziali.

Impatto sulla vita quotidiana

Le testimonianze raccolte evidenziano che la perdita di coesione sociale è percepita come un ostacolo aggiuntivo al ritorno. Molti abitanti segnalano la mancanza di opportunità di lavoro e la difficoltà a ricostruire reti di supporto, fattori che spingono ulteriormente alla migrazione verso le aree urbane. Inoltre, il crescente divario tra la ricostruzione privata – che ha raggiunto quasi 6.000 € al metro quadro – e il valore di mercato delle nuove unità (vendute spesso a meno di un quarto del costo sostenuto) rende l’investimento poco sostenibile per i residenti.

Problemi abitativi: Sae, costi e vendite sotto valore

Tra chi vive ancora nelle Sae, il 38,7 % prevede di rimanere per almeno altri cinque anni, mentre la percentuale sale al 50 % tra i non proprietari. Anche chi possiede una nuova casa è incerto: il 26,1 % pensa di restare, ma dichiara difficoltà economiche, esigenze abitative non soddisfatte e legami di vicinato indeboliti. Un terzo dei residenti (29,2 %) riferisce cantieri bloccati, e il 49,6 % segnala ostacoli burocratici come principale barriera al ritorno.

Le disparità nella ricostruzione sono percepite dal 42,3 % degli intervistati, che indica differenze nella qualità dei lavori, nei tempi di consegna e nei criteri di assegnazione. Queste disparità alimentano il senso di ingiustizia e incentivano ulteriori spostamenti verso zone dove i servizi risultano più stabili.

Condizioni economiche e differenze di genere

Nel mercato del lavoro locale, il 29,1 % delle persone occupate guadagna al più 1.000 € netti al mese, evidenziando una fragilità economica diffusa. La disuguaglianza di genere è marcata: il tasso di reddito basso è del 38,1 % per le donne, contro il 17,6 % per gli uomini, indicando una maggiore vulnerabilità femminile nella ricostruzione sociale ed economica.

L’analisi complessiva suggerisce che, sebbene le mura siano state ricostruite, la vita di comunità non è tornata. Le cifre mostrano un processo di spopolamento che, senza interventi mirati, porterà a un progressivo deperimento dei centri rurali e a una perdita irreversibile di patrimonio culturale.

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