In Abruzzo, un progetto ambizioso sta prendendo forma: la fusione delle tre principali società di gestione dei rifiuti. L’AGIR (Autorità per la Gestione Integrata Rifiuti) ha presentato un piano che mira a unificare ASM dell’AquilaCogesa di Sulmona e Segen della Valle Roveto in un unico soggetto pubblico. L’obiettivo dichiarato è migliorare l’efficienza e ridurre i costi, ma la realtà è più complessa di quanto sembri.
La politica regionale vede in questa operazione un passo avanti verso la modernizzazione, ma i numeri e i vincoli tecnici raccontano una storia diversa. Le tre società hanno caratteristiche molto diverse: ASM dell’Aquila è un’azienda pubblica con bilanci in ordine e una raccolta differenziata efficiente, mentre Cogesa di Sulmona è un gigante con piedi d’argilla, logorato da passività milionarie e contenziosi legali. La Segen della Valle Roveto, invece, è una piccola realtà locale che rischia di essere marginalizzata nella nuova struttura.
Le sfide della fusione: debiti, crediti e governance
Uno dei nodi fondamentali della fusione riguarda la gestione dei debiti e dei crediti. Mettendo a fattor comune le risorse, si rischia di scontentare chi ha gestito i bilanci in maniera virtuosa e di accollargli i debiti di chi ha gestito meno avvedutamente. Il Testo Unico delle Società Partecipate (TUSP) vieta espressamente il “soccorso finanziario” elusivo, quindi i sindaci e i consiglieri comunali dovranno avvalersi di una due diligence rigorosa per stabilire quote di partecipazione e equilibri interni.
La fretta di chiudere l’operazione potrebbe portare a sbattere contro il muro invisibile di ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente). Il metodo tariffario nazionale MTR-2 riconosce in tariffa solo i costi efficienti, quindi se la nuova società nascerà con inefficienze ereditate dal passato, ARERA non permetterà di scaricare questi extra-costi sulle bollette. Le conseguenze potrebbero essere gravi: perdite d’esercizio che i Comuni dovranno ripianare, tagli ai servizi sociali o aumenti della TARI.
Il ruolo del settore privato: opportunità e rischi
Mentre la politica cerca di chiudere l’accordo, il settore privato osserva con interesse. Nella Marsica, il gruppo Aciam-Tekneko ha già tracciato una strada diversa, entrando nella gestione dei rifiuti con capitale e know-how. Umberto Di Carlo, presidente di Aciam-Tekneko, ha espresso una posizione critica, legittima nel suo ruolo di operatore privato, ma significativa per il futuro del settore.
Se la nuova società pubblica dovesse nascere debole e litigiosa, il collasso del sistema dei rifiuti nell’Aquilano e nella Valle Peligna sarebbe solo rimandato. In questo scenario, i grandi player privati potrebbero dettare le condizioni della resa, rilevando il servizio in condizioni di monopolio di fatto. I cittadini e le istituzioni abruzzesi si trovano davanti a un bivio che ridefinirà i servizi di conferimento e smaltimento dei rifiuti per i prossimi vent’anni.
Le richieste dei sindaci: trasparenza e controllo
I sindaci hanno il dovere di pretendere patti parasociali blindati che garantiscano il controllo analogo anche all’ultimo dei comuni montani. Una rigida blindatura dei conti interni è essenziale per tutelare le comunità virtuose. Se la politica non avrà il coraggio di mettere la trasparenza tecnica davanti all’opportunismo delle convenienze, a essere “integrato” in Abruzzo non sarà il ciclo dei rifiuti, ma il conto salatissimo che verrà presentato ai contribuenti.



