Un’udienza di convalida dei fermi e interrogatori di garanzia si è svolta questa mattina al Tribunale di Sulmona per Valentina D’Acunto, Vincenzo Esposito e Marco D’Acunto, accusati di sequestro di due sorelline di 16 e 12 anni. Le minori erano state ritrovate dopo 14 giorni di segregazione in un alloggio popolare a Formia, grazie a un blitz dei carabinieri.
La vicenda ha visto un’intensa attività investigativa e giudiziaria, con dichiarazioni emotive da parte degli indagati e un contesto familiare complesso. Ecco i dettagli emersi durante l’udienza.
L’udienza di convalida e gli interrogatori
Alle 9:30 di questa mattina, i tre indagati sono arrivati al Tribunale di Sulmona scortati dalla polizia penitenziaria. La prima a essere sentita dal gip Giulia Sani è stata Valentina D’Acunto, madre delle due ragazzine. La donna, originaria di Minturno, ha risposto alle domande del giudice e successivamente è stata riportata nel carcere di Teramo, in attesa delle decisioni del magistrato.
Successivamente, sono iniziati gli interrogatori degli altri due arrestati, Vincenzo Esposito e Marco D’Acunto, nell’aula 2 del secondo piano del Tribunale. L’aula è stata resa inaccessibile ai giornalisti e gli interrogatori sono ancora in corso. I due stanno rispondendo alle domande del gip, in un contesto di massima riservatezza.
Le dichiarazioni di Valentina D’Acunto
Valentina D’Acunto, arrivata in pigiama nel penitenziario femminile di Teramo domenica scorsa, è stata accolta con affetto dalle altre detenute che le hanno fornito alcuni abiti da indossare. Le compagne di detenzione l’hanno abbracciata e rassicurata. La donna ha dichiarato: “Voglio stare con le mie figlie e loro vogliono stare con me. Questa è un’ingiustizia”.
Secondo Monia Scalera, garante dei detenuti, Valentina D’Acunto alterna momenti di apparente calma a crisi di pianto. “È in sicurezza e non si trova in sezione, ma nella zona della semilibertà dove è presente il nido. Non avrebbe percepito pienamente la gravità del reato contestato” ha riferito Scalera dopo una visita al penitenziario.
Il contesto familiare e le precedenti vicende giudiziarie
Il Tribunale civile di Cassino aveva già rilevato precedenti tentativi di Valentina D’Acunto di sottrarre le figlie. Nella sentenza del 28 maggio i giudici affermano che il 12 la donna si recò a Castel di Sangro per incontrare senza autorizzazione la figlia maggiore, studentessa nella cittadina. L’episodio venne segnalato dai servizi sociali sulla base di una relazione della casa protetta.
All’interno della struttura vennero trovati anche fogli con schemi di conversazioni telefoniche, ritenuti funzionali a indirizzare le risposte delle bambine, in particolare sul rapporto con il padre. Questi elementi hanno delineato, secondo il tribunale, una strategia progressiva di interferenza e condizionamento. In questo contesto, Valentina D’Acunto è stata dichiarata “ostativa e non collaborativa” con una condotta definita lesiva del rapporto tra padre e figlie.
Stefano Di Giacinto, padre delle minori, è stato riabilitato, ma dovrà seguire un percorso mediato dai servizi sociali. Secondo i giudici, il rapporto tra padre e figlie si era completamente interrotto, trasformandosi in rifiuto. Una frattura attribuita all’influenza negativa materna, ritenuta capace di aver “allineato” le bambine alla propria posizione, ostacolando sistematicamente ogni tentativo di riavvicinamento.
La vicenda, iniziata con una separazione conflittuale, ha visto un progressivo deterioramento del rapporto tra padre e figlie, fino a diventare dannoso per le minori. Le dichiarazioni degli indagati e gli sviluppi dell’udienza di convalida potrebbero fornire ulteriori dettagli su questa complessa situazione familiare.



