8 novembre 2026 ☀ 9°

Sorelle sottratte da Civitella Alfedena, richiesta l’incidente probatorio e scarcerazioni a Sulmona

Un quadro giudiziario in evoluzione: è stata richiesta l’apertura di un incidente probatorio per cristallizzare le dichiarazioni delle due minori trovate a Formia, mentre la Procura e le difese valutano ricorsi e misure meno afflittive per gli indagati.

Sorelle sottratte da Civitella Alfedena, richiesta l’incidente probatorio e scarcerazioni a Sulmona

La vicenda delle due ragazzine prelevate dalla casa famiglia di civitella alfedena e ritrovate a Formia ha assunto nelle ultime settimane profili giudiziari intensi: gli avvocati dei quattro indagati hanno avanzato la richiesta al gip del Tribunale di Sulmona per un incidente probatorio con l’obiettivo di fissare in modo definitivo le dichiarazioni delle due minori.

Contemporaneamente, il giudice per le indagini preliminari ha convalidato gli arresti ma ha disposto per alcuni indagati misure meno afflittive: obbligo di dimora e firma a Minturno. Il contesto familiare, gli spostamenti e le motivazioni addotte dagli indagati emergono ora al centro dell’istruttoria.

La richiesta di incidente probatorio e le ragioni della difesa

L’avvocata Sarah Grieco che assiste Maria Sofia Russo la zia ottantenne che ha ospitato le bambine a Formia per circa due settimane, è tra i legali che vogliono ascoltare le minori nell’ambito di un atto processuale cautelare. L’intento dichiarato è di «cristallizzare la versione delle minori» così da evitare possibili modifiche future alle dichiarazioni, una tutela che secondo la difesa è necessaria dato che «la volontà delle bambine è abbastanza vulnerabile».

Il passaggio dell’incidente probatorio, qualora accettato dal gip del Tribunale di Sulmona, diventerebbe una prova vincolante nella ricostruzione dei fatti: la Procura punta a usare quelle deposizioni per accertare il ruolo di ciascuno nell’allontanamento dalle strutture sociali.

Posizioni processuali alternative e ricorsi

Gli avvocati Ernico Mastantuono e Luca Cupolino difensori rispettivamente della madre Valentina D’Acunto e del nonno e del compagno della donna, stanno valutando il ricorso al Tribunale del Riesame. L’obiettivo difensivo è ottenere una riqualificazione dell’accusa da sequestro di persona aggravato a sottrazione di minore che costituisce un’ipotesi giuridica meno grave pur restando rilevante per il procedimento.

Chi erano le persone coinvolte e cosa è emerso dagli interrogatori

Tre persone inizialmente fermate — la madre, il compagno e il nonno — hanno poi lasciato il carcere dopo gli interrogatori di convalida davanti al giudice del Tribunale di Sulmona, Giulia Sani che ha convalidato le misure disponendo per tutti l’obbligo di dimora e firma. Le audizioni sono durate cinque ore e, secondo gli atti, gli indagati hanno risposto e in parte ammesso i fatti, mostrando una percezione limitata della gravità della vicenda.

La donna di ottanta anni che ha ospitato le bambine — Maria Sofia Russo — è formalmente indagata ed è assistita dall’avvocata Grieco. In sede di interrogatorio, la zia avrebbe spiegato che «volevano stare con la mamma che mi ha chiesto un piacere», circostanza che i difensori sottolineano per evidenziare una motivazione affettiva più che un intento criminoso deliberato. La Procura, al contrario, ritiene che il trasferimento e il permanere forzato in una stanza della casa popolare di Formia integrino gli estremi del sequestro in concorso.

Dichiarazioni e appelli personali

La madre, durante la detenzione, ha espresso ripetutamente il desiderio di ricongiungersi: «Voglio rivedere le mie figlie al più presto, voglio stare con loro, loro vogliono stare con me», avrebbe detto incontrando la garante dei detenuti della Regione Abruzzo. Il padre, dal canto suo, ha dichiarato di voler proteggere le bambine e si è detto concentrato sugli interessi delle figlie.

Il contesto familiare e gli interventi giudiziari precedenti

Il nucleo familiare coinvolto mostra un passato di relazioni conflittuali che ha portato il Tribunale di Cassino a disporre, alla fine di maggio, la decadenza della responsabilità genitoriale nei confronti della madre e il mantenimento dell’affidamento delle minori ai servizi sociali. Il provvedimento giudiziario ha confermato il collocamento delle bambine in una comunità e ha disposto un percorso di affiancamento per il padre, Stefano Di Giacinto ritenuto in fase di riabilitazione.

I servizi sociali di Minturno, le relazioni sanitarie e una consulenza tecnica psicologica hanno documentato condotte della madre descritte come manipolatorie e un ostacolo al recupero del rapporto padre-figlie. Questi elementi hanno pesato sulle misure civili e costituiscono oggi materiale probatorio che la Procura sta valutando anche nell’ambito penale.

Nel frattempo, il seguito processuale passerà attraverso i passaggi tecnici richiesti: la valutazione del gip sull’incidente probatorio, l’eventuale esame del Tribunale del Riesame e gli approfondimenti della Procura. Le audizioni delle minori, se autorizzate, avranno un ruolo centrale nella definizione delle responsabilità e nella ricostruzione dei fatti.

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