7 novembre 2026 ☀ 9°

Nuovi cestini a Seregno per ridurre l’inquinamento urbano

Seregno avvia un progetto innovativo per ridurre l'inquinamento urbano con nuovi cestini progettati per contrastare il conferimento improprio di rifiuti.

Nuovi cestini a Seregno per ridurre l’inquinamento urbano

Il comune di Seregno, in provincia di Monza e Brianza, ha avviato un importante progetto di rinnovamento dei cestini stradali per contrastare l’abbandono dei rifiuti. In collaborazione con Gelsia Ambiente, il comune sta sostituendo oltre 500 cestini con modelli nuovi e più funzionali. L’intervento, che durerà circa dodici settimane, mira a migliorare la pulizia e la sostenibilità della città.

Le caratteristiche dei nuovi cestini

I nuovi cestini presentano un’apertura più contenuta, progettata per raccogliere esclusivamente i piccoli rifiuti prodotti durante gli spostamenti quotidiani. Questa soluzione è stata studiata per contrastare il conferimento improprio di sacchi e rifiuti domestici. L’intervento interesserà diverse aree della città, ad eccezione del centro storico e della zona Ceredo–Santa Valeria, dove il nuovo modello era già stato introdotto in via sperimentale nel 2026.

Le dichiarazioni delle autorità

“Il cambio dei cestini cittadini è un tassello importante per garantire una città sempre più pulita”, ha sottolineato Bruno Sforna, assessore alle politiche ambientali. “Il modello scelto e la collocazione sono frutto di uno studio rivolto non alla mera sostituzione, ma a un approccio complessivo della città volto a garantire la presenza dei cestini dove ve ne era richiesta, eliminando ridondanze non necessarie.”

Cristina Fusco, direttore generale di Gelsia Ambiente, ha aggiunto: “Le nostre attività si inseriscono sempre nel quadro degli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, che promuove città più sostenibili e una gestione dei rifiuti basata su prevenzione, riduzione e riciclo. Con questi nuovi cestini interveniamo direttamente sull’infrastruttura urbana per contrastare i comportamenti scorretti e rafforzare la qualità del servizio.”

Il problema dell’abbandono dei rifiuti in altre città

Mentre Seregno avvia il suo progetto di rinnovamento, altre città italiane stanno affrontando gravi problemi di abbandono dei rifiuti. Ad esempio, ad Arzano, in provincia di Napoli, il caldo asfissiante e i rifiuti abbandonati hanno trasformato la città in un luogo ostile. Le temperature elevate amplificano l’odore acre dei cumuli di spazzatura disseminati ovunque, rendendo strade e piazze una discarica a cielo aperto.

Non solo le periferie, ma anche il centro di Arzano è allo stremo. La società incaricata della raccolta e della rimozione dei rifiuti opera sul territorio, ma il suo lavoro si infrange contro l’inciviltà di una parte dei cittadini. Questo è il nodo vero, quello che nessun piano straordinario, nessuna ordinanza, nessuna task force può risolvere da sola. Arzano è sporca perché viene sporcata, ogni giorno, da chi la abita e la tratta come un luogo senza valore, senza regole, senza futuro.

La rabbia dei cittadini

Sui social molti cittadini esprimono indignazione, condanna, rabbia. Ma la denuncia digitale non basta. Serve un passo in più: la collaborazione attiva della gente comune, quella che vive ogni giorno il territorio e ne conosce angoli, abitudini, movimenti. Anche in forma anonima, chi assiste a comportamenti illeciti deve allertare le forze dell’ordine. Non per spirito di delazione, ma per difendere ciò che resta del bene comune.

“Arzano non merita di essere ricordata per i suoi cumuli di rifiuti”, denunciano i rappresentanti di un’associazione culturale. Gli effetti nefasti di tanta inciviltà si manifestano soprattutto la domenica e nei giorni festivi, quando la città sembra abbandonata a sé stessa.

Il disastro ambientale di Scala Coeli

Mentre alcune città lottano contro l’abbandono dei rifiuti, altre affrontano gravi disastri ambientali. A Scala Coeli, in Calabria, Legambiente si costituirà parte civile nel processo per il disastro ambientale verificatosi il 22 giugno 2026. In quella circostanza, circa 15.000 metri cubi di percolato fuoriusciti dalla discarica di rifiuti speciali non pericolosi situata in località Pipino, gestita dalla società Bieco S.r.l., si riversarono nel reticolo idrografico del fiume Nicà fino a raggiungere il Mar Ionio.

L’udienza preliminare davanti al G.U.P. del Tribunale di Castrovillari è stata fissata per il 15 settembre 2026. Legambiente Nazionale, Legambiente Calabria e il Circolo Legambiente Nicà esprimono soddisfazione per la conclusione delle indagini preliminari, che rappresenta un passaggio decisivo nell’accertamento delle responsabilità relative a uno dei più gravi episodi di inquinamento ambientale verificatisi negli ultimi anni sulla costa ionica calabrese.

“La valle del Nicà costituisce un importante e straordinario patrimonio naturalistico, caratterizzato da un delicato equilibrio tra ecosistemi fluviali, aree agricole e ambiente marino, la cui tutela rappresenta un interesse pubblico primario da preservare nell’interesse delle comunità locali e delle generazioni future”, ha dichiarato Legambiente. L’associazione continuerà a promuovere iniziative di monitoraggio, sensibilizzazione e difesa dell’ambiente affinché un disastro simile non possa più verificarsi.

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