In vista delle elezioni suppletive previste per il 15 e il 16 novembre, il consigliere regionale lucano Luciano D’Amico, candidato alla Camera nel collegio di Chieti per il centrosinistra, ha organizzato una conferenza stampa nella città abruzzese. L’incontro è stato affiancato dal capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, Silvio Paolucci, e dal leader del Movimento 5 Stelle, Francesco Taglieri. L’obiettivo dichiarato è stato quello di mettere in guardia gli elettori contro una presunta manovra d’aula che rischierebbe di trasformare i fondi pubblici in strumenti di acquisto del voto.
Durante la conferenza, i tre esponenti hanno illustrato la scoperta di un documento inaspettato: un foglio di quattro pagine, rinvenuto casualmente nei bagni di una sede della Regione Abruzzo, riconducibile a un consigliere di maggioranza. Il foglio elenca circa un centinaio di beneficiari – enti e associazioni della provincia di Chieti – per un importo complessivo di 560.000 euro. La natura della lista, secondo i relatori, suggerisce una dazione di finanziamenti a enti e associazioni senza alcun criterio oggettivo definita dalla stampa come la “legge mancia”.
Documento scoperto in un bagno della Regione: 560.000 euro su 100 beneficiari
Il foglio, di quattro pagine, contiene i nominativi di circa cento soggetti beneficiari, tutti situati nell’area di Chieti. Nessun criterio trasparente di selezione è stato allegato, né una procedura di valutazione dei progetti. Secondo l’interprete dei fatti, la somma complessiva di 560.000 euro appare parte di un più ampio pacchetto di finanziamenti pubblici che, secondo le stime, ammonta a diverse decine di milioni di euro, destinati a colmare il deficit sanitario della regione.
Procedura di assegnazione senza criteri
Gli osservatori politici hanno evidenziato che la modalità di assegnazione descritta nel documento viola i principi di imparzialità e trasparenza richiesti dalla normativa regionale. L’assenza di bandi pubblici, di valutazioni tecniche e di una graduatoria pubblica fa presumere che la scelta dei beneficiari sia stata guidata da rapporti personali o partiti, configurando così una manovra d’aula finalizzata a “comprare” supporto elettorale nelle urne ancora aperte di Chieti.
Le critiche di D’Amico, Paolucci e Taglieri
Luciano D’Amico ha dichiarato che, se tali pratiche dovessero continuare, si intreccerebbe una ulteriore violazione: l’inquinamento del voto un reato previsto dal codice penale italiano, punito con la reclusione. Paolucci e Taglieri hanno ribadito che la legge mancia è incompatibile con la governance democratica e ha definito la situazione una “manovra d’aula”. I due capigruppo hanno richiesto un’immediata verifica da parte della magistratura ordinaria e della Corte costituzionale, avvertendo che potrebbero presentare un’eccezione di incostituzionalità per difendere il principio di assegnazione trasparente delle risorse pubbliche.
Il centrodestra, secondo quanto riferito, ha annunciato una riduzione del deficit regionale da meno 110 milioni a meno 80 milioni di euro, liberando così 30 milioni di euro. D’Amico ha temuto che questi 30 milioni, invece di finanziare le leggi regionali in attesa di copertura, possano finire “nelle mani di enti e associazioni amiche” dei consiglieri, perpetuando il fenomeno della mancia politica.
Possibili conseguenze legali e politiche
Il gruppo di opposizione ha intenzione di chiedere un controllo scrupoloso agli organi preposti, includendo sia la magistratura ordinaria sia la Corte costituzionale, che in passato si è espressa contro queste “leggi provvedimento”. In caso di accertamento di illecito, i responsabili potrebbero incorrere in sanzioni penali per acquisto del voto e in provvedimenti amministrativi di revoca dei finanziamenti. D’Amico ha concluso sottolineando che, se fosse dimostrato legittimo distribuire risorse con criteri di assoluta discrezionalità a enti “amici”, la sua squadra sarebbe costretta ad arrendersi davanti a un sistema corrotto.



