In Abruzzo, la gestione dei rifiuti è un tema complesso e controverso. Con trecentocinque municipi e altrettanti primi cittadini, la regione si trova ad affrontare una situazione di frammentazione amministrativa che rende difficile l’implementazione di un sistema efficiente e integrato.
L’Autorità integrata per la gestione integrata dei rifiuti in Abruzzo (AGIR) istituita nel 2013 durante la consiliatura Chiodi, ha il compito di organizzare il servizio di gestione dei rifiuti urbani in modo efficiente, efficace ed economico. Tuttavia, nonostante i suoi obiettivi, l’AGIR ha faticato a strutturarsi e a definire un Piano d’Ambito (PdA), uno strumento fondamentale per governare il ciclo integrato dei rifiuti.
L’AGIR e la gestione delle gare-ponte
Attualmente, l’unico compito concreto svolto dall’AGIR è la gestione delle gare-ponte ovvero le gare per l’affidamento del servizio di gestione dei rifiuti urbani nei vari comuni. Questo compito, tuttavia, è limitato e non risolve i problemi strutturali del sistema.
Alcuni osservatori hanno notato che la lentezza nell’affidamento del servizio integrato potrebbe essere dovuta a interessi politici e amministrativi che trovano convenienza nel mantenere lo status quo. Tuttavia, l’AGIR opera su richiesta dei comuni appartenenti all’Ambito Territoriale Ottimale (ATO) Abruzzo, limitandosi a bandire avvisi di gara nei limiti e con i parametri stabiliti dai singoli municipi.
La questione dei sub-ambiti e gli interessi locali
Una delle questioni aperte riguarda la possibilità di strutturare l’ATO in ambiti provinciali e sub-provinciali. Questa opzione ha aperto un dibattito tra i sindaci della regione, con alcune proposte che mirano a creare sub-ambiti basati su criteri etnico-razziali o familiari.
Ad esempio, recentemente un’adunata di sindaci della Marsica riunitasi ad Avezzano ha chiesto di studiare la possibilità di creare un sub-ambito marsicano. Il sindaco di Avezzano, Di Pangrazio ha prospettato l’idea di una circoscrizione intra-ATO dedicata ai comuni che facevano capo ad Aciam S.p.A. una società pubblica che alcuni municipi hanno recentemente abbandonato.
Il sindaco dell’AquilaBiondi ha partecipato alla riunione e ha ribadito la necessità di una logica di solidarietà tra grandi e piccoli comuni per arrivare, in prospettiva, a una tariffa unica regionale. Tuttavia, le proposte avanzate sembrano più orientate a mantenere equilibri di potere locali piuttosto che a risolvere i problemi strutturali del sistema.
Le criticità degli operatori locali
La creazione di sub-ambiti potrebbe consentire di salvare interessi locali e mantenere in vita operatori con criticità strutturali. Tuttavia, questa soluzione non risolve i problemi di fondo e potrebbe portare a un livellamento verso il basso della qualità del servizio.
Umberto Di Carlo, patron di Tekneko ha sollevato pubblicamente delle perplessità riguardo alla prospettiva di unire tre operatori con impiantistica deficitaria come ASMCogesa e Segen. Secondo Di Carlo, tre debolezze non possono costituire una forza, e la politica parassitaria aquilana potrebbe facilmente fagocitare una simile creatura.
Le criticità degli operatori locali sono evidenti: la Cogesa di Sulmona ha una discarica in espansione, l’ASM del capoluogo di regione ha problemi strutturali, e la Segen è considerata una società di fatto fallita. In questo contesto, l’unico impianto di trattamento in grado di chiudere il ciclo integrato dei rifiuti in Abruzzo è quello di Aielli oggi di proprietà della holding Di Carlo.
Alla fine, la gestione dei rifiuti in Abruzzo potrebbe ridursi a una questione di interessi locali e di politica parassitaria. Senza una visione chiara e una politica con maggiore autorevolezza, l’AGIR e i politicanti dell’Aquila potrebbero combinare ben poco. La vicenda è complessa, e la politica regionale attuale non sembra minimamente attrezzata per affrontarla seriamente.



