Negli ultimi mesi le segnalazioni di raggiri effettuati per via telefonica sono cresciute in modo significativo in tutta la regione dell’Abruzzo. I truffatori, spesso organizzati in gruppi, sfruttano la fiducia e la paura delle persone, fingendosi medici, agenti di polizia o dipendenti di enti pubblici. L’obiettivo è sempre lo stesso: ottenere dati personali o denaro in tempi brevissimi.
Le forze dell’ordine hanno deciso di intervenire direttamente nella realtà quotidiana dei comuni più colpiti, promuovendo campagne di informazione e organizzando incontri aperti a tutti i cittadini. Due sono le realtà che hanno più volte alzato la voce: la stazione dei Carabinieri di Pescasseroli e l’evento tenutosi a Cuorgnè il 7 ottobre, coordinato da Unitre. Entrambe hanno messo in guardia su pratiche fraudolente che, pur mutando forma, conservano un metodo comune basato su spavento e pressione.
Avviso della Carabinieri di Pescasseroli: come riconoscere le chiamate ingannevoli
Il comando locale ha pubblicato un comunicato in cui si invita la popolazione a non fornire denaro né dati sensibili a chi si presenta per telefono o a domicilio come rappresentante di un ente. Nessun ufficio pubblico, nessuna caserma, né la Croce Rossa richiedono pagamenti o informazioni riservate tramite chiamata. L’unico modo per verificare la legittimità è contattare direttamente i Carabinieri o le guardie comunali. In caso di dubbio, la raccomandazione è di interrompere la conversazione e segnalare l’accaduto, preferibilmente con una telefonata al 112.
Particolare attenzione è rivolta agli **anziani**, segmento della popolazione più vulnerabile. I truffatori spesso sfruttano la solitudine o la difficoltà a gestire la tecnologia per instaurare un rapporto di fiducia. La Carabinieri sottolinea l’importanza di diffondere l’informazione anche tra familiari, perché una segnalazione tempestiva può impedire la perdita di denaro o di dati bancari. Inoltre, ricorda che qualsiasi ente serio fornisce canali ufficiali per la verifica dell’identità: è sufficiente chiedere un recapito telefonico o un indirizzo e confrontarli con le fonti ufficiali.
Il 7 ottobre, nella sala consiliare di Cuorgnè, è stato organizzato il tavolo «Attenti alle truffe», con la partecipazione di autorità civiche (sindaca Giovanna Cresto, vicesindaco Giovanni Crisapulli), rappresentanti di Carabinieri (luogotenente Giannicola Di Carluccio, maresciallo Coppola e carabiniere Ceravolo) e volontari di Croce Rossa. L’obiettivo era creare un dialogo diretto con i cittadini, raccogliere testimonianze e fornire risposte immediate.
Le false emergenze familiari
Uno degli scenari più ricorrenti è la richiesta di denaro per un ipotetico incidente che coinvolge un figlio, un nipote o un parente stretto. Il truffatore, spesso mascherato da medico o agente di polizia, fornisce nomi precisi e descrive una situazione drammatica, esercitando una pressione psicologica per ottenere un pagamento immediato. I Carabinieri hanno spiegato che nessuna autorità reale richiede versamenti in contanti o bonifici per liberare una persona da un presunto guaio.
Il trucco dello “specchietto”
Un altro raggiro classico prevede l’accusa a un automobilista di aver provocato danni a un veicolo immaginario. Il fittizio danneggiato chiama chiedendo un risarcimento in contanti, evitando il ricorso alle assicurazioni. La strategia è basata sulla rapidità: più si attende, più diminuisce la possibilità di verificare l’esistenza dell’incidente.
Frode via SMS e phishing
Negli ultimi mesi è aumentata la diffusione di messaggi che sembrano provenire da banche o servizi di consegna. Il testo contiene un link che, se cliccato, conduce a una pagina imitante quella ufficiale, dove viene chiesto di inserire password, codici OTP o dati della carta di credito. Il principio è lo stesso delle telefonate: creare un senso di urgenza per far agire senza controllare. La raccomandazione è di non aprire alcun collegamento sospetto e di contattare direttamente l’istituto tramite i numeri presenti sul retro della carta.
Indicazioni operative per non cadere nella trappola
Le forze dell’ordine hanno riassunto le linee guida essenziali in tre punti: 1) fermare la conversazione non appena si percepisce una richiesta insolita; 2) verificare l’autenticità chiamando i numeri ufficiali dell’ente (senza usare quelli forniti dal potenziale truffatore); 3) segnalare immediatamente l’accaduto al 112 o alla stazione dei Carabinieri più vicina. Inoltre, è consigliabile informare i familiari, soprattutto gli over-70, su quali segnali controllare e su come reagire.
Il messaggio più contundente è che la prudenza non costa nulla, mentre una decisione affrettata può svuotare un conto corrente. Se una telefonata richiede denaro per una presunta emergenza, la risposta più sicura è chiedere tempo, raccogliere informazioni, e poi contattare le autorità. La collaborazione tra cittadini e forze dell’ordine è l’arma più efficace contro le truffe in evoluzione.



