Nel cuore dell’Abruzzo, il CPIA L'Aquila rappresenta un punto di riferimento per chi, arrivato da terre lontane, ricerca un futuro più stabile attraverso l’istruzione. Nel biennio scolastico 2025-26 sono stati iscritti quasi duemila partecipanti, di cui 1.495 stanno frequentando corsi di alfabetizzazione in italiano. La struttura accoglie giovani a partire dai 16 anni, ma anche adulti che conciliano lavoro e studio per ottenere la licenza media o competenze professionali.
Apprendere l’italiano: la chiave per l’integrazione e l’occupabilità
Secondo la dirigente Alessandra De Cecchis la padronanza della lingua è il prerequisito fondamentale per qualsiasi percorso formativo successivo. Dai corsi di livello A1 è possibile progredire fino al diploma, ma infatti è indispensabile integrare l’apprendimento con vocabolario tecnico legato al mestiere. Un esempio pratico riguarda i muratori che, senza la conoscenza della terminologia di sicurezza, non superano i test obbligatori e restano esclusi dai cantieri.
Rete territoriale e collaborazioni
Il successo del programma dipende da una rete di soggetti del territorio: i Comuni mettono a disposizione aule, il FAMI (Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione) finanzia i corsi, e le associazioni del terzo settore offrono supporto logistico e morale. Grazie a questi accordi, corsi di italiano sono stati avviati a Pescina, San Benedetto dei Marsi, Ortucchio, Trasacco e Celano, estendendo l’offerta formativa alle aree interne dell’Aquila.
Nuove norme nazionali: il tetto del 30% di studenti stranieri per classe
Parallelamente all’operato del CPIA, il governo ha proposto un provvedimento che fissa un tetto del 30% di alunni con background migratorio per ogni classe. La misura, ancora da approvare in Consiglio dei ministri, intende garantire un migliore equilibrio didattico, soprattutto nelle scuole del Nord dove la concentrazione di stranieri supera il 60%. Sono circa 931.000 gli studenti con background migratorio, pari all’11,6% della popolazione scolastica totale.
Il provvedimento prevede che la ripartizione avvenga all’interno della stessa scuola; se le sedi non hanno capienza sufficiente, la decisione passa alle Direzioni regionali, che provvederanno a smistare gli alunni in istituti limitrofi. La legge esclude gli studenti provenienti da paesi dell’Unione europea, considerati equiparabili agli italiani, e riconosce esenzioni per chi dimostra una sufficiente padronanza dell’italiano acquisita nella scuola dell’infanzia.
Obbligo di lingua per i genitori
Un elemento innovativo della proposta è l’obbligo per i genitori di frequentare corsi di italiano, ispirato al modello tedesco. L’idea è che, migliorando le competenze linguistiche delle famiglie, si rafforzi anche l’integrazione dei figli a scuola, riducendo le barriere didattiche e favorendo una partecipazione più attiva nella comunità.
Storie di integrazione: esempi dal CPIA
Tra i partecipanti troviamo Mohamed Elsayed, arrivato dall’Egitto minorenne dopo un viaggio di quattordici giorni in mare, che ha conseguito la licenza media e si è impegnato come volontario nella comunità locale. Ilhor Denysov, fuggito dall’Ucraina, ha collaborato con l’associazione “Salvati per servire” per assistere terremotati in Turchia e alluvionati a Valencia. Anche Sam Yaddah, ruandese con l’ambizione di portare la sua musica in Europa, ha trovato nel CPIA un punto di partenza per apprendere l’italiano e raccontare la propria cultura.
Queste testimonianze mostrano come la formazione linguistica possa trasformarsi in un vero e proprio ponte culturale favorendo l’inclusione non solo a livello educativo, ma anche sociale, grazie a eventi multietnici, laboratori artistici e iniziative gastronomiche organizzate dalle famiglie.



