Nella tranquilla frazione di Sassa, a L’Aquila, un episodio di criminalità ha scosso la comunità locale. Un centro scommesse Goldbet è stato preso di mira da due giovani tunisini, che hanno agito con determinazione e minaccia. La vicenda, che ha destato grande preoccupazione tra i residenti, ha visto un rapido intervento delle forze dell’ordine, ma il giudice ha deciso di mantenere la misura cautelare in carcere per gli imputati.
Il contesto della rapina e le motivazioni degli imputati
Il centro scommesse Goldbet, situato nella galleria Longara, era un luogo frequentato abitualmente dai due giovani tunisini, Mohamed Ayadi e Ayoub Kortli. La rapina, avvenuta tre giorni fa, è stata motivata da un presunto debito contratto in Tunisia, che i due non erano in grado di onorare. Il timore di minacce e ritorsioni nel loro paese di origine ha spinto i due a commettere il reato, sperando di risolvere la loro difficile situazione.
Durante gli interrogatori, tenuti presso il Palazzo di Giustizia, i due imputati hanno espresso il loro pentimento e hanno promesso di restituire i 2.500 euro rubati, anche a rate se necessario. Tuttavia, il giudice per le indagini preliminari, Giovanni Spagnoli, ha ritenuto che le scuse e le promesse non fossero sufficienti per attenuare la misura cautelare.
I dettagli degli arresti e il ruolo dei carabinieri
Mohamed Ayadi, il più determinato dei due, ha minacciato un dipendente del centro scommesse con un coltello, mentre Ayoub Kortli, di soli 19 anni, è rimasto di guardia all’ingresso. I carabinieri della Stazione operativa della Compagnia dell’Aquila, coordinati con quelli della Stazione di Sassa, hanno agito con prontezza, arrestando Ayadi sul posto e Kortli il giorno successivo, dopo una breve fuga.
Kortli, che non ha una residenza fissa, non avrebbe potuto beneficiare degli arresti domiciliari, rendendo la sua situazione ancora più complessa. Gli avvocati difensori, Luca Grottini e Nadia Mariotti, hanno richiesto una attenuazione della misura cautelare, ma il giudice ha deciso di mantenere entrambi in carcere, considerata la gravità del reato e l’allarme sociale provocato.
Le conseguenze e le reazioni della comunità
La rapina ha avuto un impatto significativo sulla comunità di Sassa, generando preoccupazione e timore tra i residenti. La rapidità con cui i carabinieri sono intervenuti ha sicuramente contribuito a rassicurare la popolazione, ma l’episodio ha lasciato un segno profondo. La decisione del giudice di mantenere i due imputati in carcere riflette la gravità del reato e l’importanza di garantire la sicurezza pubblica.
La vicenda continua a svilupparsi, con ulteriori udienze in programma. Nel frattempo, la comunità di Sassa spera che questo episodio serva da lezione e che simili eventi non si ripetano in futuro. La promessa di restituzione del bottino e le scuse degli imputati, sebbene apprezzate, non sono state ritenute sufficienti per alleviare le conseguenze delle loro azioni.



