La mostra “Gli anni dell’Aquila” inaugurata il 26 settembre e aperta al pubblico fino al 24 gennaio 2027, è stata segnata da un evento inatteso. Nei primi giorni di ottobre, precisamente tra il 1° e il 4, una delle opere esposte è stata sottratta senza lasciare segni evidenti, costringendo le autorità a lanciare un’operazione investigativa immediata.
Furto della mascherina Aryan Mask di Fabio Mauri
Al cuore della denuncia c’è una mascherina della serie Aryan Mask realizzata nel 1995 e appartenente alla collezione privata di Fabio Mauri a Roma. L’opera, una delle cinque esemplari identici esposti su un mobile verde scuro, è valutata intorno ai 10 mila euro. Il valore non è solo economico: la mascherina incarna il concetto di propaganda e ideologia che caratterizza l’intera produzione di Mauri, un artista che ha dedicato gran parte della sua carriera allo studio della memoria del Novecento.
Valore economico e collocazione nella mostra
Nel contesto della mostra, le cinque mascherine erano disposte in modo lineare, una sopra l’altra, creando un impatto visivo che mette in risalto la ripetizione dell’immagine di potere. Ognuna di esse è quotata a circa 10 mila euro rendendo la perdita finanziaria significativa per l’istituzione. La disposizione priva di barriere fisiche consentiva al pubblico di ammirarle da vicino, ma ha anche facilitato la possibilità di rimuoverne una senza essere immediatamente notata.
Come è avvenuta la sottrazione
Le ricostruzioni preliminari indicano che la mascherina è stata estratta dall’allestimento durante la notte o nelle prime ore del mattino, quando l’affluenza di visitatori era minima. L’assenza di protezioni fisiche sul mobile ha permesso a chi avesse avuto dimestichezza con l’ambiente di avvicinarsi all’oggetto senza destare sospetti. Non si conoscono ancora i dettagli esatti del momento, ma la finestra temporale di quattro giorni suggerisce una pianificazione meticolosa da parte del responsabile.
Operazioni investigative dei Carabinieri
Il caso è stato affidato al Nucleo Tutela Patrimonio Culturale e al Nucleo investigativo dei Carabinieri soggetti specializzati nella tutela dei beni artistici. Le forze dell’ordine hanno immediatamente avviato la raccolta di testimonianze, l’analisi dei registri di accesso e la verifica dei sistemi di videosorveglianza installati nell’area di Palazzo Ardinghelli. Le immagini registrate potrebbero fornire il punto d’intersezione necessario per individuare il momento esatto della scomparsa e, eventualmente, il volto dell’autore.
Elementi probatori e potenziali ipotesi
Le riprese delle telecamere mostrano i corridoi e le aree di servizio, ma la zona specifica del mobile non era coperta da un’angolazione dedicata, rendendo la ricerca più complessa. Gli investigatori stanno inoltre verificando eventuali accessi non autorizzati ai registri dei sistemi di sicurezza e stanno confrontando le impronte digitali raccolte con quelle presenti nei database nazionali. Alcune ipotesi avanzate riguardano sia un furto opportunistico motivato dal valore commerciale dell’opera, sia una mossa di collezionisti clandestini interessati al significato politico del pezzo.
Conseguenze per la mostra “Gli anni dell’Aquila”
Nonostante l’incidente, la mostra rimane aperta al pubblico secondo gli orari consueti e continuerà ad essere visitabile fino al 24 gennaio 2027. L’evento sottolinea la vulnerabilità di esposizioni ad alto contenuto simbolico e incentiva una revisione delle misure di sicurezza in tutti i musei italiani. Inoltre, la rimozione di una delle cinque mascherine aggiunge una nota di suspense al percorso espositivo, ricordando i temi centrali di Mauri: la memoria collettiva e le dinamiche di potere che si celano dietro le immagini.



