23 Giugno 2026 🌤 17°

Famiglia del bosco, nuovo alloggio a Palmoli e contestazioni sulla perizia

La storia della famiglia del bosco riparte da un immobile a Palmoli mentre la difesa contesta la consulenza tecnica: tensioni giudiziarie e appuntamenti pubblici segnano il percorso

Famiglia del bosco, nuovo alloggio a Palmoli e contestazioni sulla perizia

Al centro della vicenda nota come famiglia del bosco non ci sono solo atti giudiziari: c’è un’idea di casa che vuole restituire stabilità a un nucleo familiare sotto osservazione. Si parla di una struttura in legno, essenziale e immersa nel verde, di circa sessanta-settant metri quadrati, affiancata da un vecchio casolare chiamato “Amelia” che verrebbe mantenuto come memoria storica del luogo. L’opzione che prevale al momento è quella di costruire un nuovo alloggio di bioedilizia, ma il progetto non è stato ancora depositato al Comune di Palmoli e la scelta definitiva resta da formalizzare.

In parallelo al tema abitativo, la disputa principale riguarda la consulenza tecnica d’ufficio (CTU) che ha contribuito alle decisioni del Tribunale per i minorenni. La difesa, guidata dal legale Simone Pillon, contesta la validità scientifica della perizia affidata alla dottoressa Simona Ceccoli, sostenendo che i minori siano stati osservati per un tempo insufficiente e che non siano state effettuate valutazioni specialistiche adeguate. Intanto i rapporti tra i genitori e i figli proseguono a distanza, con videochiamate e incontri protetti, mentre i minori rimangono ospitati in una struttura in provincia di Vasto.

La proposta abitativa: ricostruire un luogo di vita

La proposta che dovrebbe consentire alla coppia, identificata nei coniugi Trevaillon Birmingham, di tornare a vivere insieme è strettamente legata alla realizzazione dell’alloggio messo a disposizione dal Comune di Palmoli. Secondo il nuovo difensore, l’immobile potrebbe essere consegnato entro sei mesi, permettendo a Nathan e Catherine di trasferirsi in un’abitazione già sperimentata in temporanea convivenza. Questa soluzione mira a rispondere direttamente a una delle motivazioni che avevano spinto alle misure cautelari: la presunta inadeguatezza del casolare originario, definito «inadeguato, insalubre e pericoloso per l’incolumità dei minori» nelle contestazioni iniziali.

Opzioni tecniche e vincoli amministrativi

Sul piano concreto si valutano due alternative: ristrutturare l’edificio esistente o optare per una nuova ecostruttura. La costruzione ex novo permetterebbe di conciliare sicurezza e bioedilizia, lasciando intatto l’edificio storico come riferimento identitario. Tuttavia il progetto deve ancora essere formalizzato al Comune e sottoposto ai necessari permessi: fino a quel momento, la soluzione resta un impegno programmatico piuttosto che un fatto compiuto.

La polemica sulla perizia: le obiezioni della difesa

La strategia difensiva si concentra sulla contestazione della CTU e sulla presentazione di una contro-consulenza tecnico-scientifica. I consulenti di parte, tra cui il noto psichiatra Tonino Cantelmi e la dottoressa Martina Aiello, hanno depositato un documento dettagliato di oltre 300 pagine che individua quindici criticità nella relazione della CTU. Tra le obiezioni principali ci sono la mancata osservazione diretta del rapporto genitori-figli, la sottovalutazione del trauma da separazione e la non integrazione delle valutazioni della Neuropsichiatria infantile, che secondo la difesa andrebbero lette come elementi a favore della continuità affettiva.

Contestazioni metodologiche e culturali

Secondo i periti di parte, la consulenza avrebbe «scivolato» dal piano clinico a quello culturale e valoriale, configurando un possibile pregiudizio nei confronti di uno stile di vita non tradizionale, a stretto contatto con la natura e gli animali. Si contesta inoltre la scelta degli strumenti diagnostici e l’adeguatezza delle competenze impiegate: elementi che, se confermati, renderebbero la perizia inidonea a sostenere decisioni sul futuro affidamento dei minori.

Il quadro giudiziario e il dibattito pubblico

La vicenda rimane aperta davanti al Tribunale per i minorenni dell’Aquila, dove sono previste iniziative pubbliche e approfondimenti ispettivi. È stata annunciata una manifestazione pacifica davanti al tribunale, mentre il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, sta esaminando la relazione conclusiva dell’ispezione avviata sulla gestione del caso per valutare eventuali errori, irregolarità o violazioni di legge e decidere se aprire procedimenti disciplinari. La vicenda ha avuto anche risvolti politici e istituzionali: i coniugi hanno incontrato il presidente del Senato, hanno partecipato a una conferenza stampa alla Camera e il caso ha ricevuto commenti dalla premier.

Sul piano fattuale, alcuni eventi che hanno portato all’intervento delle autorità sono documentati: la famiglia viveva in un casolare dal 2026 con tre figli piccoli, i bambini non frequentavano la scuola formale e non avevano completato il ciclo vaccinale; nel settembre 2026 si verificò un episodio di intossicazione da funghi che rese necessaria l’intervento dei soccorsi, e nei giorni successivi le segnalazioni portarono a un percorso seguito dai servizi sociali. L’allontanamento dei minori dal nucleo e la successiva separazione della madre dalla comunità furono registrati agli inizi di marzo (il 6 e il 7 marzo compaiono nelle diverse ricostruzioni). I termini per il deposito degli atti processuali indicano scadenze prossime, con la macchina giudiziaria che continua a muoversi tra perizie, controperizie e incontri tra le parti.

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