La vicenda della cosiddetta famiglia nel bosco continua a essere al centro dell’attenzione: dopo la sospensione della responsabilità genitoriale avvenuta nel novembre scorso, Catherine Birmingham è tornata a raccontare in pubblico il rapporto con i figli, le scelte pedagogiche della famiglia e il piano per ricostruire una quotidianità che concili natura e requisiti dei servizi sociali.
Nei suoi interventi televisivi la madre ha descritto l’ultimo incontro con i bambini come «positivo»: i figli avrebbero manifestato chiaramente il desiderio di tornare a vivere con i genitori. Al centro delle dichiarazioni restano il trauma della separazione, la volontà di restare in Italia e il progetto abitativo pensato per rispondere alle istanze delle autorità e alle esigenze del loro stile di vita.
Il rapporto con i figli e il tema del ricongiungimento
Secondo Catherine, l’incontro recente con i bambini è stato molto importante: «Eravamo felicissimi di ritrovarci come famiglia», ha detto, aggiungendo che i figli continuano a chiedere quando potranno tornare a casa. La madre definisce la separazione «un momento estremamente traumatico», che ancora oggi lascia segni emotivi ma che non ha intaccato, secondo lei, l’«attaccamento sano» che i piccoli hanno verso i genitori.
Le condizioni emotive dei minori
Catherine ha ammesso che i bambini «sicuramente soffrivano» durante la fase della rimozione, ma ha voluto sottolineare che nella loro esperienza non si è trattato di un isolamento totale: la famiglia, riflette, era inserita in una rete di vicini, amici e parenti che mantenevano contatti e sostegno reciproco. Questo elemento viene evocato per spiegare la scelta educativa e il rapporto con la comunità locale.
Scelte educative: homeschooling e metodo Steiner
Un punto ricorrente nelle interviste è la decisione della coppia di optare per l’educazione parentale. Catherine ha specificato che i figli stavano seguendo un percorso ispirato al metodo Steiner, che privilegia uno sviluppo ritmato delle attività e introduce lettura e scrittura in una fase successiva del percorso formativo.
Spiegazioni sul metodo adottato
La madre ha sostenuto che il metodo Steiner tiene conto di specifici momenti di sviluppo cerebrale: prima si lavora su esperienze sensoriali e creative e solo dopo si passa a un apprendimento più lineare e strutturato. Per Catherine questa scelta mirava a favorire «fiducia e sicurezza» nei bambini, creando un attaccamento naturale ai genitori e alla comunità prima di permettere un distacco più autonomo nel mondo esterno.
Il progetto della nuova abitazione e il rapporto con le autorità
Accanto alla sfera emotiva ed educativa, la famiglia sta definendo un piano concreto per una nuova casa sulla stessa proprietà di Palmoli: una struttura pensata secondo criteri di bioarchitettura e sostenibilità, con materiali come legno e blocchi di canapa e soluzioni per il risparmio energetico, isolamento termico e fitodepurazione delle acque.
L’architetto responsabile del progetto ha illustrato scelte tecniche orientate al solare passivo e alla riduzione dei consumi, elementi che, nella visione della famiglia, potranno soddisfare sia lo stile di vita naturale che le esigenze imposte dai servizi sociali. Il progetto è stato depositato al Comune e, una volta completate le procedure burocratiche, potrebbe partire la costruzione.
Dimensione legale e posizionamento pubblico
Sul piano giudiziario resta aperta la questione della tutela dei minori: il provvedimento di sospensione della responsabilità genitoriale ha generato un dibattito pubblico e giudiziario. L’avvocato che segue la famiglia ha reso noto che l’intento è dimostrare serietà e impegno nel soddisfare i requisiti richiesti, auspicando che il progetto abitativo e il percorso di collaborazione con i servizi possano favorire il ricongiungimento.
In passato la vicenda ha incluso anche l’episodio di avvelenamento da funghi nel 2026, un episodio che la madre ricorda come momento di grande paura e che portò all’intervento dei servizi. Catherine ha richiamato quel periodo per spiegare la sua reazione di fronte al rischio che le forze dell’ordine potessero portare via i figli.
Prospettive e legame con il territorio
Nonostante le tensioni, Catherine ha ribadito la volontà di rimanere in Italia e di coltivare il legame con la comunità che li ha accolti. La famiglia afferma di aver ricevuto sostegno e affetto da persone del luogo e spera che, attraverso il dialogo con i servizi sociali e la concretizzazione del progetto abitativo, si possa tornare a una vita familiare stabile e serena.
Il futuro della vicenda rimane legato agli sviluppi giudiziari e amministrativi ma anche alla capacità dei genitori di dimostrare una collaborazione continua e misurabile con le istituzioni. Fino ad allora, il fulcro dei discorsi pubblici resta il desiderio espresso dai bambini: tornare a casa e ricostruire insieme la quotidianità.



