Un’indagine giudiziaria riporta al centro l’attenzione sui pericoli legati all’uso improprio dei social e sulla fragilità dei minori nelle relazioni virtuali. Nel mirino della procura è finito un ragazzo di 20 anni residente all’Aquila, raggiunto da accuse gravi che vanno dall’adescamento di minori alla presunta violenza sessuale nei confronti di una ragazzina di 13 anni.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i contatti tra i due sarebbero iniziati sulla piattaforma Instagram, dove l’indagato avrebbe avviato conversazioni mirate a ottenere materiale sessualmente esplicito e a incontrare la minore di persona. L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica Ugo Timpano, ha portato alla chiusura delle indagini preliminari e ora spetterà alla fase successiva fare luce definitiva sui fatti.
Dal web all’incontro: dinamiche della presunta aggressione
Le indagini ipotizzano che il giovane abbia utilizzato un profilo personale, e un nickname, per entrare in contatto con la tredicenne. Nei messaggi inviati, l’accusa sostiene che si siano alternate lusinghe e richieste insistenti volte a ottenere foto intime: si parla di invii di immagini di nudità e di pressioni continue per ricevere materiale in biancheria intima. Questo tipo di comportamento rientra nelle condotte tipiche dell’adescamento online, in cui il confine tra relazione e manipolazione viene progressivamente eroso.
Pressione digitale e cambio di tono
Il tono delle conversazioni, sempre secondo la ricostruzione, sarebbe diventato rapidamente degradante e insistente. L’