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Gaia Pagliuca, rinvio a giudizio per la morte dopo l’anestesia: cosa è successo

Dopo l'arresto cardiaco in uno studio dentistico di Petrignano d'Assisi e tre giorni di agonia in ospedale, i tre odontoiatri sono stati rinviati a giudizio per omicidio colposo. L'autopsia parla di tossicità da anestetici e la famiglia chiede risposte.

Gaia Pagliuca, rinvio a giudizio per la morte dopo l’anestesia: cosa è successo

La morte di Gaia Pagliuca, giovane laureata e considerata in buona salute, ha aperto una lunga vicenda giudiziaria che ora approda in aula. La ragazza, colta da un grave malore durante un intervento odontoiatrico, è deceduta dopo tre giorni di coma ed è al centro di un’indagine che accusa i professionisti che l’avevano in cura di aver agito in modo imprudente.

Il caso richiama l’attenzione sui protocolli di sicurezza in odontoiatria, sull’uso degli anestetici locali e sulle procedure di emergenza che uno studio dovrebbe attivare quando un paziente va in arresto cardiaco.

Come si sono svolti i fatti

Il 26 settembre 2026 Gaia si è recata nello studio dentistico di Petrignano d’Assisi per la cura di una carie; durante la seduta si è deciso di procedere con l’estrazione di un dente del giudizio in posizione complessa. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, alla paziente sarebbero state somministrate in totale sei dosi di anestetico locale perché continuava a lamentare dolore durante l’intervento.

I sintomi e l’intervento di emergenza

Dopo l’ultima iniezione la giovane avrebbe manifestato convulsioni, vomito e perdita di coscienza. I presenti hanno eseguito manovre di rianimazione, ma la contestazione sollevata dalla Procura riguarda il fatto che le operazioni sarebbero state condotte con la paziente ancora sulla poltrona, senza trasferirla su un piano rigido e senza attivare il defibrillatore presente nello studio.

Gli esiti clinici e la perizia medico-legale

Il personale del 118 è intervenuto e, dopo circa un’ora dall’arresto cardiaco, è riuscito a ripristinare il battito cardiaco di Gaia. Tuttavia, il lungo periodo di ischemia cerebrale ha provocato danni irreversibili: la ragazza è rimasta in stato di coma e tre giorni dopo è deceduta al Santa Maria della Misericordia di Perugia, il 29 settembre 2026.

La relazione dell’autopsia

Il medico legale incaricato dall’autorità giudiziaria, il dottor Sergio Scalise Pantuso, ha indicato come causa del decesso una tossicità sistemica da riassorbimento di anestetici locali. Nella perizia si sottolinea come il rapporto tra dosi somministrate e la corporatura esile della paziente (circa 45 kg, secondo alcune ricostruzioni) avrebbe reso incompatibile il quantitativo di farmaco con la sua massa corporea, configurando un possibile sovradosaggio.

Oltre alla diagnosi di tossicità, la perizia ha richiamato altre lacune operative rinvenute nello studio: l’assenza di una cartella clinica completa, la mancanza di radiografie preliminari e l’omissione dell’indicazione di digiuno pre-operatorio, elementi che la Procura ritiene rilevanti per la valutazione di imprudenza, negligenza e imperizia.

La decisione giudiziaria e le posizioni delle parti

Il giudice per le udienze preliminari ha disposto il rinvio a giudizio dei tre odontoiatri che lavoravano nello studio (un padre e due figlie), contestando il reato di omicidio colposo. La prima udienza del processo è fissata per il 20 gennaio 2027. La famiglia di Gaia, assistita dall’avvocato Simone Moriconi, si costituirà parte civile.

La difesa, rappresentata dall’avvocato Luca Maori, ha chiesto il proscioglimento sostenendo che le manovre adottate fossero conformi agli standard e che l’evento sia stato una tragica, ma imprevedibile, complicazione. Gli imputati negano responsabilità e affermano che la paziente non aveva allergie note e che le dosi somministrate rientrerebbero nei parametri praticati usualmente.

Impatto e questioni ancora aperte

Il caso mette in luce il ruolo cruciale dei protocolli di emergenza e dell’organizzazione interna degli studi odontoiatrici, compresa la disponibilità e l’uso tempestivo del defibrillatore. Per i consulenti della Procura, l’attivazione immediata di questi strumenti avrebbe potuto ridurre il tempo di ischemia cerebrale in attesa del 118 e forse cambiare l’esito.

La vicenda di Gaia Pagliuca ha suscitato anche reazioni nella comunità: testimonianze di dolore, richieste di chiarimenti da parte della famiglia e iniziative simboliche, come la piantumazione di un ulivo all’ingresso dello IED di Roma dove la giovane si era laureata con lode nel 2026.

Il processo rappresenterà il momento in cui si valuteranno, alla luce delle prove e delle perizie, le responsabilità professionali e le possibili omissioni. Fino ad allora restano aperti interrogativi su protocolli, dosaggi e tempistiche di intervento che questa vicenda ha messo tragicamente in luce.

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