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Famiglia nel bosco: le conclusioni della perizia e le condizioni per il ritorno dei minori

La consulenza tecnica d’ufficio per la famiglia nel bosco rivela criticità educative e prospettive di ricongiungimento. Scopri i dettagli e le implicazioni per i tre minori.

Famiglia nel bosco: le conclusioni della perizia e le condizioni per il ritorno dei minori

Il caso della famiglia nel boscoche ha tenuto banco per mesi, torna al centro dell’attenzione con il deposito della relazione conclusiva della consulenza tecnica d’ufficio firmata dalla psichiatra Simona Ceccoli. La relazione, richiesta dal Tribunale per i minorenni dell’Aquilafornisce nuove informazioni sulle condizioni dei tre minori e sulle prospettive di un loro eventuale rientro in famiglia.

La consulenza tecnica d’ufficio, che ha coinvolto anche la psicologa Valentina Garrapettaha ribadito la solidità professionale delle consulenti incaricate, sottolineando che operano da anni in ambito giudiziario e in possesso delle competenze richieste. La relazione difende anche la metodologia adottata, definita coerente e svolta «in maniera neutrale, in scienza e coscienza», respingendo l’ipotesi di pregiudizi nei confronti dei genitori Nathan Trevallion e catherine birmingham.

Le criticità educative e le condizioni dei minori

Un’ampia parte della consulenza è dedicata alle modalità di analisi dei minori e alle osservazioni criticate dalla difesa. Le consulenti chiariscono che i test psicodiagnostici non hanno valore assoluto, ma costituiscono solo una componente di un sistema valutativo più ampio, integrato con colloqui clinici e dati anamnestici. Secondo quanto riportato, la combinazione delle diverse fonti di osservazione rappresenta un criterio di attendibilità scientifica, mentre le obiezioni della controparte vengono definite «metodologicamente riduttive».

La relazione affronta anche il tema dei comportamenti familiari e del contesto educativo, richiamando elementi già evidenziati da altri servizi, tra cui l’Azienda sanitaria di Bologna. Alcune criticità nello sviluppo dei bambini vengono collegate allo stile di vita precedente e non alla permanenza in struttura. Al tempo stesso, nel documento si legge l’auspicio che possano crearsi rapidamente le condizioni per un ritorno in famiglia compatibile con il loro benessere: «Auspichiamo un rientro a casa compatibile con il loro benessere».

Le carenze educative e le condizioni iniziali dei minori

Le istituzioni, confermano, non puntano a sottrarre i tre minori alla famiglia né a imporre percorsi “rieducativi” esterni al nucleo domestico, ma a ricostruire con precisione il quadro della situazione per individuare e colmare eventuali fragilità. Secondo la perita nominata dal Tribunale, la psichiatra Simona Ceccolitali criticità non sono marginali, ma riguardano aspetti che incidono in modo significativo sullo sviluppo dei bambini.

Dalle valutazioni emerge infatti che gli strumenti educativi adottati da Nathan Trevallion e Catherine Birmingham sarebbero risultati insufficienti a sostenere pienamente la crescita dei tre minori. Le carenze individuate riguardano soprattutto le dimensioni igienico-sanitarie, scolastiche e relazionali, considerate elementi ricorrenti nel quadro complessivo. I bambini sono già arrivati in casa famiglia con carenze di maturità neuropsicologica. Infatti vanno considerate le condizioni dei minori all’ingresso in struttura, caratterizzate da trascuratezza sotto il profilo igienico sanitario ed educativo scolastico, risultando gli stessi privi di adeguate competenze specifiche scolastiche di base, con significative carenze nella capacità di lettura e di scrittura.

Inoltre i minori risultano cresciuti in un ambiente caratterizzato da significativo isolamento socio relazionale, con ridotta esposizione a contesti educativi, socializzanti e di inclusione territoriale con carenza di esperienze con coetanei.

I miglioramenti durante la permanenza in comunità

Allo stesso tempo, la consulenza chiarisce che non è intenzione delle istituzioni mantenere i bambini in struttura in modo indefinito, né avallare una separazione permanente dalla famiglia. Tuttavia, alcune contestazioni avanzate dai genitori vengono ritenute non del tutto fondate. Come riportato nel testo, «I tre bambini, pur essendo istituzionalizzati, hanno sempre mantenuto una continuità affettiva e relazionale con la madre presente nella struttura fino al 6.3.2026. È stato altresì garantito il regolare esercizio delle frequentazioni con il padre. I minori hanno inoltre beneficiato della presenza di un caregiver personale stabile, quale figura di riferimento continuativa sotto il profilo assistenziale ed educativo».

I bambini hanno inoltre iniziato un percorso scolastico, e sono ben inseriti nella comunità con gli altri bambini e con gli operatori. La consulenza precisa che il loro lavoro non mira a giudicare le scelte di vita dei genitori, ma a ricostruire il quadro educativo e relazionale dei minori. La vicenda, ora conclusa sul piano peritale, passa al collegio giudicante, che dovrà esprimersi entro poche settimane, con una decisione attesa tra fine giugno e inizio luglio.

Nel frattempo, viene ribadito che ogni valutazione resta orientata esclusivamente alla tutela dei diritti dei bambini e al loro equilibrio psicofisico. Il Tribunale per i minorenni avrà un mese di tempo per prendere eventuali decisioni in merito all’ordinanza con cui, il 20 novembre 2026, venne sospesa la responsabilità genitoriale e disposto l’allontanamento dei tre minori collocati in una struttura protetta a spese del Comune di Palmoli.

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