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Famiglia nel bosco, incontro emozionante e polemiche sulla perizia ctu

Dopo l'incontro con i tre bambini a Palmoli emergono speranze di ricongiungimento mentre la consulenza d'ufficio viene contestata da una controperizia di oltre 300 pagine

Famiglia nel bosco, incontro emozionante e polemiche sulla perizia ctu

L’ultimo capitolo della vicenda della cosiddetta famiglia nel bosco si è consumato in un luogo neutro vicino a Palmoli, dove Catherine ha potuto riabbracciare i suoi tre figli che vivono da mesi in una casa famiglia. L’incontro, carico di gesti affettuosi ma anche di interrogativi difficili, ha evidenziato sia la dimensione affettiva del nucleo familiare sia la complessità del procedimento giudiziario ancora in corso. Le domande dei bambini sul ritorno alla vita nel bosco e sugli animali di famiglia hanno riacceso la speranza di un riavvicinamento, mentre l’iter giudiziario continua ad avanzare con nuove carte e contestazioni.

Parallelamente alle emozioni personali, il quadro giudiziario si complica: la responsabilità genitoriale nei confronti di Catherine e del marito Nathan è stata sospesa il 20 novembre 2026 e il fascicolo, istruito davanti al Tribunale per i minorenni dell’Aquila, attende la relazione finale della consulente tecnica d’ufficio, la psichiatra Simona Ceccoli, prevista per giugno. Nel frattempo, la difesa ha depositato una controperizia che solleva rilievi metodologici e scientifici rilevanti, condizionando fortemente le prospettive del procedimento.

La ricostruzione dell’incontro e lo stato emotivo della famiglia

L’incontro in ambiente neutro è stato descritto da chi lo ha seguito come un momento di ritorno alla normalità e di contatto diretto, in un clima che ha alternato tenerezza a domande dolorose. Secondo amici e sostenitori, Catherine ha mostrato un atteggiamento sereno e una maggiore fiducia, anche dopo il cambio di difensore affidato a Simone Pillon. È emersa la volontà dei genitori di costruire percorsi educativi e abitativi concordati, con la predisposizione scritta di un progetto che prevede una nuova casa, l’istruzione parentale per i figli e il coinvolgimento di un insegnante e di un percorso psico-educativo.

Le richieste dei bambini e il valore della continuità affettiva

I piccoli hanno posto domande semplici ma significative, come il ritorno al bosco e la cura degli animali, che fotografano il legame con il loro stile di vita. Per gli esperti intervenuti nelle varie consulenze, la tutela della continuità dei legami familiari è un elemento centrale: osservazioni cliniche della neuropsichiatria infantile hanno indicato che i genitori possono rappresentare un punto di riferimento valido e che le interazioni emotive risultano adeguate. Questi rilievi sono diventati un punto di contesa tra le valutazioni dirette e quelle della Ctu.

Le contestazioni tecniche alla consulenza d’ufficio

La difesa, affidata agli esperti Tonino Cantelmi e Martina Aiello, ha depositato un corposo documento di oltre 300 pagine in cui vengono evidenziate quindici criticità nella relazione della Ctu redatta dalla dottoressa Ceccoli. Le contestazioni riguardano la presunta mancanza di accertamenti diretti e ripetuti sui bambini e sulle dinamiche familiari, la scelta e la somministrazione di strumenti psicodiagnostici ritenuti deboli dal punto di vista scientifico e l’assenza di diagnosi psichiatriche documentate per i genitori, nonostante la formulazione di giudizi di inadeguatezza.

Accuse di bias socioculturale e richieste della difesa

Tra i rilievi più forti emerge l’accusa di un bias socioculturale nella lettura di scelte educative alternative come l’homeschooling o stili di vita ecosostenibili, interpretati dalla difesa come fattori ideologici piuttosto che clinici. Cantelmi e Aiello sostengono che molte conclusioni della Ctu siano basate su valutazioni ipotetiche e probabilistiche, prive di adeguati riscontri clinici diretti, e chiedono una rivalutazione complessiva con accertamenti multidisciplinari e scientificamente fondati prima di prendere decisioni limitative della responsabilità genitoriale.

Le professionalità coinvolte e gli scenari processuali

Oltre alla Ctu e ai consulenti di parte, la documentazione ha coinvolto esperti come il neuropsichiatra infantile Massimo Ammaniti, la neuropsicologa Daniela Chieffo e la psicologa forense Anna Maria Giannini, chiamati a valutare le note critiche e le osservazioni raccolte. Un nodo centrale resta l’interpretazione delle osservazioni dirette effettuate solo dall’équipe di neuropsichiatria infantile, mentre la Ctu ha motivato la propria scelta richiamando la necessità di integrare quei dati con altre evidenze indirette.

Verso una decisione

Con la relazione finale della Ctu attesa per giugno, il Tribunale per i minorenni avrà elementi nuovi ma anche contrapposti su cui decidere. La difesa sottolinea l’importanza di non basare scelte definitive su perizie ritenute incomplete, mentre la procura e chi ha operato la consulenza evidenziano la necessità di tutelare il benessere immediato dei minori. Nel frattempo, la vicenda resta sotto osservazione pubblica: da un lato l’affetto tra genitori e figli, dall’altro il confronto tecnico che potrebbe determinare il futuro della famiglia.

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