L’Abruzzo sta affrontando una delle emergenze incendi più gravi degli ultimi anni. Da quando le fiamme hanno iniziato a divampare il 22 luglio a Lucoli, la situazione è diventata critica, con i roghi che hanno minacciato le frazioni di Roio e Bagno, avvicinandosi pericolosamente al capoluogo. Le operazioni di spegnimento sono in corso da giorni, con un dispiegamento di forze senza precedenti.
L’incendio tra Lucoli e Roio: 1.600 ettari distrutti
L’incendio che ha preso vita il 22 luglio a Lucoli ha rapidamente esteso il suo fronte, alimentato dal caldo torrido e dai venti. Le fiamme hanno divorato circa 1.600 ettari di pascoli e boschi d’alta quota, mettendo a dura prova le squadre di soccorso. Oggi, le operazioni si concentrano sulla bonifica a terra per spegnere definitivamente i focolai residui, che potrebbero riattivarsi a causa delle condizioni climatiche avverse.
Ieri, sono stati impiegati cinque Canadair e un elicottero della protezione civile, che hanno sganciato acqua presa dai laghi di Campotosto e del Salto. A terra, 35 vigili del fuoco50 volontari della Protezione civile e 20 militari dell’Esercito hanno lavorato senza sosta per realizzare piste tagliafuoco e circoscrivere l’incendio. Il sindaco Pierluigi Biondi ha rassicurato la popolazione, dichiarando: “Siamo pronti, qualora il fronte del fuoco dovesse avvicinarsi ulteriormente al territorio comunale“, sottolineando la collaborazione con il sistema di protezione civile e gli enti preposti.
L’intervento dei mezzi aerei e dei volontari
Le operazioni di spegnimento sono state coordinate dal campo base situato tra Poggio di Roio e Roio Piano. Due squadre dei vigili del fuoco, con dieci unità e quattro mezzi, hanno lavorato fianco a fianco con un’autobotte chilolitrica e un elicottero della Regione Abruzzo. La Protezione civile ha schierato una squadra di cinque operatori e due mezzi, mentre i droni sono stati impiegati per il controllo e la bonifica delle aree interessate.
L’emergenza si estende alla Marsica
La situazione è critica anche nella Marsica, dove un fulmine ha innescato un incendio sul monte Parasano, a Pescina. Qui, un canadair, squadre dei vigili del fuoco e volontari della Protezione civile sono intervenuti per contenere le fiamme. Un altro incendio è divampato a Collarmele, dove le fiamme hanno divorato la vegetazione di Fonte del Vallone. Anche in questo caso, sono stati impiegati mezzi aerei per contrastare il rogo.
Il direttore dell’Agenzia regionale di Protezione civile, Maurizio Scelli, ha spiegato: “Siamo riusciti ad attivare addirittura tre Canadair e due elicotteri regionali che stanno sganciando acqua“. Scelli ha anche riferito delle preoccupazioni degli allevatori della zona e dell’attenzione volta a evitare che le fiamme possano raggiungere direttamente i centri abitati. Interventi analoghi sono stati condotti anche nella giornata di sabato, ma purtroppo il vento ha rialimentato le fiamme.
Critiche alla gestione dell’emergenza
Diversi esponenti del centrosinistra hanno criticato la gestione dell’emergenza e i tempi della risposta. Il consigliere regionale del Pd Pierpaolo Pietrucci ha affermato: “L’incendio tra Lucoli e Roio va avanti da 15 giorni. Dopo il primo intervento, l’impiego dei Canadair è apparso insufficiente e discontinuo, dimostrazione di un incendio che purtroppo è stato sottovalutato“. Pietrucci ha replicato in particolare al sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi e a chi nei giorni scorsi aveva parlato di “situazione sotto controllo”.
La situazione rimane complessa, con diverse operazioni di spegnimento in corso in tutta la regione. Per tutta la giornata di ieri, sono proseguite le operazioni di spegnimento dell’incendio divampato a Vacri, in provincia di Chieti, che è stato finalmente domato. Ora inizia la fase di bonifica, ma l’attenzione rimane alta per evitare nuove riaccensioni.



