Nella vicenda nota come la «famiglia nel bosco» il marito, Nathan Trevallion, ha rilanciato la richiesta di riunire il nucleo familiare dopo mesi di separazione. Secondo quanto raccontato dall’uomo, la coppia ha eseguito diverse prescrizioni delle autorità e ha intrapreso altre iniziative volontarie per dimostrare la propria disponibilità a garantire la tutela dei bambini. I tre figli, una bambina di otto anni e due gemelli di sei, attualmente sono ospitati in una struttura protetta e i genitori dichiarano di aver iniziato incontri protetti e un percorso di sostegno alla genitorialità con l’obiettivo di favorire il loro benessere emotivo.
Le azioni intraprese dai genitori
Nathan riferisce che, oltre ad avere seguito le indicazioni dei servizi, la famiglia si è trasferita in una casa comunale per stabilire una dimora ritenuta più idonea. In questa nuova fase hanno avviato incontri con operatori e partecipano a sessioni di supporto pensate per rafforzare competenze educative e relazionali. Gli incontri protetti con i figli, secondo il padre, stanno progredendo positivamente, e la coppia sottolinea di aver presentato alle autorità un piano dettagliato di educazione familiare. Il riferimento costante è la garanzia della sicurezza dei bambini e il desiderio di avviare un cammino di guarigione emotiva per il trauma subito dalla separazione.
Documentazione e assistenza legale
Riconoscendo errori commessi e aspetti che avrebbero potuto essere gestiti diversamente, Nathan ammette che la coppia avrebbe potuto rivolgersi a un avvocato sin dalle prime fasi del procedimento. Attualmente sono assistiti dall’avvocato Simone Pillon, figura citata come riferimento nella fase processuale. Il padre segnala inoltre la presenza, negli atti ufficiali, di elementi che ritiene inesatti: una circostanza che, secondo lui, ha contribuito a una decisione giudiziaria ritenuta ingiusta e potenzialmente dannosa per gli affetti dei bambini.
Il trauma e le difficoltà emotive
Per Nathan la separazione è stata «il trauma più grande» della sua vita, una frattura profonda soprattutto per i figli. La parola trauma ricorre nel racconto come sintesi del dolore e della sorpresa che hanno accompagnato l’allontanamento dei bambini. Le emozioni citate più frequentemente sono la paura e l’ansia, sensazioni che la coppia cerca di affrontare con supporti psicologici e percorsi educativi. Entrambi sottolineano la necessità di tempo e pazienza per ricostruire fiducia e stabilità, consapevoli che il processo di recupero emotivo richiederà attenzione e continuità.
Strategie di resilienza
Per resistere allo stress della situazione, Nathan racconta che la coppia si sostiene a vicenda e prova a trovare senso anche nelle piccole azioni quotidiane. Catherine, la madre, ha terminato un libro autobiografico che le ha permesso di rielaborare ricordi e trovare risorse emotive; la coppia spera di usare eventuali proventi per costruire una nuova casa e, se possibile, destinare risorse a iniziative per altri bambini in difficoltà. Queste scelte sono presentate come tentativi concreti di trasformare una sofferenza personale in azione utile per la comunità.
Rapporto con le istituzioni e prospettive
Nathan e Catherine chiedono ora «risposte coerenti dalle istituzioni», cioè indicazioni chiare e tempi concreti per una possibile restituzione dei figli. Pur ammettendo divergenze interpretative su alcune fasi dell’intervento dei servizi sociali, i genitori dichiarano la volontà di collaborare e comprendere le motivazioni delle scelte operate. Nel frattempo sottolineano la loro gratitudine per il sostegno ricevuto da cittadini, giornalisti, alcuni esponenti politici ed ex magistrati, e si appellano a una valutazione che consideri il progetto educativo presentato e i risultati dei percorsi intrapresi.
Il futuro della famiglia
In chiusura Nathan ribadisce l’importanza dell’amore familiare come unico elemento che, a suo avviso, nessuna istituzione potrà mai togliere. La coppia si dice cambiata dall’esperienza: più consapevole, più unita e determinata a garantire ai figli un ambiente sicuro. L’auspicio è che, una volta valutate le evidenze e completati i percorsi previsti, sia possibile avviare una fase di ricomposizione che favorisca la stabilità affettiva e il recupero psicologico dei bambini.



