8 novembre 2026 🌫 6°

PD Avezzano: dissidi interni e calo di iscritti e consensi

Il Partito Democratico di Avezzano è in crisi: scopriamo le tensioni interne, il calo di iscritti e consensi, e i cambi di alleanze che stanno scuotendo il partito.

PD Avezzano: dissidi interni e calo di iscritti e consensi

Il Partito Democratico di Avezzano sta vivendo un periodo di forte tensione interna. Le divisioni tra i membri del partito stanno diventando sempre più evidenti, con conseguenze preoccupanti sul territorio. La situazione è così critica che alcuni iscritti hanno deciso di scrivere una lettera ai vertici nazionali per denunciare la gestione del partito locale.

La lettera, inviata alle Commissioni di garanzia, descrive una situazione in cui gli incarichi più rilevanti sarebbero finiti nelle mani di un gruppo ristretto di dirigenti, limitando gli spazi di confronto e riducendo la partecipazione degli iscritti. Questo avrebbe portato a una progressiva riduzione degli iscritti e del consenso elettorale.

La gestione degli incarichi e la riduzione degli spazi di confronto

Secondo la lettera, la gestione del partito sarebbe stata sempre più condizionata da logiche personali, con una concentrazione degli incarichi nelle mani di pochi dirigenti. Questo avrebbe creato un circuito chiuso in cui pochi decidono, pochi ottengono ruoli e pochi continuano a esercitare influenza. Un partito aperto a tutti ma riservato a pochi, praticamente.

Questa dinamica avrebbe avuto un effetto prevedibile: meno pluralismo, meno discussione, meno inclusione. Meno inclusività, peraltro, quel valore tanto sbandierato dal Partito Democratico. La politica, alla fine, avrebbe una pessima abitudine: presentare il conto attraverso i numeri.

I numeri preoccupanti del PD di Avezzano

Alle ultime elezioni amministrative di Avezzano, la lista del PD, composta da 24 candidati e sostenuta dai principali riferimenti regionali e nazionali del partito, ha raccolto poco più di 500 voti, pari a circa il 2 per cento. Parallelamente, gli iscritti al circolo cittadino sono scesi da circa 180 a una cinquantina, mentre nella Marsica si è assistito anche a una progressiva riduzione dei circoli e della partecipazione.

La lettera mette poi sotto osservazione anche la gestione delle alleanze in vista delle recenti amministrative avezzanesi. Fino al 2 aprile 2026, il PD ha sostenuto ufficialmente il sindaco uscente Giovanni Di Pangrazio, con un accordo politico che, secondo la ricostruzione contenuta nel documento, sarebbe stato definito già nell’ottobre precedente. L’intesa avrebbe previsto la presenza di alcuni iscritti del PD in una lista civica della coalizione e, sempre secondo quanto sostenuto nella lettera, una richiesta di assessorato.

Il cambio di rotta e le conseguenze

Poi, a ridosso della presentazione delle liste, è arrivato il cambio di rotta: il PD ha abbandonato il sostegno a Di Pangrazio per schierarsi con Roberto Verdecchia, candidato sindaco del Patto per Avezzano con tutte le rappresentanze politiche della sinistra e del centrosinistra cittadino. In quella circostanza la posizione dei dem andava ben oltre il semplice imbarazzo: schierarsi nel suo naturale collocamento politico, oppure sposare un progetto vincente solo per salire sul carro dei vincitori?

Questa virata politica, per tempistica, avrebbe potuto provocare più di qualche mal di testa dentro il partito quando le liste sarebbero già state definite e la campagna elettorale sarebbe già entrata nel vivo.

La trasparenza delle decisioni e il confronto interno

La lettera solleva anche un’altra questione, forse ancora più delicata: quella della trasparenza delle decisioni. Chi la firma afferma di aver chiesto i verbali della riunione nella quale sarebbe stata comunicata ufficialmente la nuova linea del partito e di non averli ancora ricevuti. Se la circostanza fosse confermata, si tratterebbe di un elemento che meriterebbe una spiegazione politica prima ancora che burocratica. Perché un partito che fa della partecipazione uno dei propri valori fondativi dovrebbe avere tutto l’interesse a dimostrare come, quando e perché vengono prese le decisioni.

Il vero interrogativo, però, sarebbe un altro: quanto può permettersi un partito di cambiare schieramento quando la campagna elettorale ha ormai preso il via? E soprattutto: quanto confronto interno sarebbe stato necessario prima di prendere una decisione destinata inevitabilmente a modificare gli equilibri?

Il Partito Democratico potrebbe continuare a discutere di correnti, incarichi, commissioni di garanzia, candidature e regolamenti. Oppure potrebbe fermarsi un momento davanti ai numeri e chiedersi perché un circolo che avrebbe avuto circa 180 iscritti sarebbe arrivato a contarne una cinquantina. Potrebbe chiedersi perché i circoli si sarebbero ridotti. Perché i militanti avrebbero smesso di partecipare. Perché il consenso elettorale sarebbe precipitato. E, soprattutto, perché una parte della propria classe dirigente avrebbe scelto di correre sotto altre insegne pur rimanendo nella medesima coalizione.

Sono domande scomode, ma la politica avrebbe una caratteristica curiosa: le domande scomode tendono a diventare ancora più scomode quando si prova a evitarle. E i numeri, almeno quelli riportati nella lettera, suggerirebbero che ad Avezzano il problema potrebbe essere ormai arrivato ben oltre le porte di una corrente o di un gruppo dirigente. Potrebbe riguardare il rapporto tra il PD e il territorio. E quello, per un partito politico, sarebbe probabilmente il conto più difficile da non pagare.

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