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Pescara intitola un largo a Valentino Di Bartolomeo: la cerimonia e i ricordi

A Pescara uno spazio urbano è stato intitolato al Commissario Cavaliere Valentino Di Bartolomeo, ricordato per il suo impegno professionale e umano

Pescara intitola un largo a Valentino Di Bartolomeo: la cerimonia e i ricordi

La città di Pescara ha ufficialmente dedicato uno spazio pubblico a Commissario Cavaliere Valentino Di Bartolomeo, con una cerimonia che ha raccolto istituzioni, associazioni e familiari per celebrare la sua figura. L’inaugurazione si è svolta il 26 maggio 2026 davanti all’ex Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria, nei pressi del carcere San Donato, trasformando il nuovo largo in un punto di memoria civica e professionale. È stato un momento intenso, pensato come omaggio alla dedizione di un uomo che ha fatto della polizia penitenziaria la propria missione.

La scelta di intitolare l’area è nata dalla proposta dell’Associazione nazionale polizia penitenziaria – sezione “Emilio Alessandrini” di Pescara, accolta dalla Giunta comunale. Valentino Di Bartolomeo, originario di Santo Stefano, frazione di Campobasso, era stato comandante negli istituti di Pescara e Chieti e si è spento nel 2026 all’età di 65 anni. La cerimonia è stata concepita non soltanto come un atto istituzionale, ma anche come un riconoscimento dell’impegno sociale e del rapporto umano che il commissario aveva saputo costruire con colleghi e persone detenute.

La cerimonia e i partecipanti

L’intitolazione ha visto la partecipazione di numerose autorità locali e rappresentanti del mondo associativo. Tra i presenti erano il sindaco Carlo Masci, gli assessori comunali Patrizia Martelli e Maria Rita Carota, oltre ai sindaci dei comuni vicini: Ottavio De Martinis (Montesilvano), Chiara Trulli (Spoltore) e Enrico Di Giuseppantonio (Fossacesia). Non sono mancati rappresentanti istituzionali provenienti da altre città, come il vicesindaco di Campobasso Giose Trivisonno, e figure del mondo giudiziario tra cui il procuratore Giuseppe Bellelli. La presenza di esponenti dell’Associazione nazionale, di associazioni combattentistiche e d’arma e di numerosi colleghi ha dato alla manifestazione un tono condiviso e partecipato.

Presenze istituzionali e associazioni

All’appuntamento hanno preso parte anche personaggi che collegano storia e memoria cittadina: tra questi Marco Alessandrini, ex sindaco di Pescara e figlio di Emilio Alessandrini, e la direttrice della Casa circondariale, Arianna Colonna. Il presidente dell’ANPPE, Antonio Mariano, ha guidato la rappresentanza dell’associazione promotrice, mentre le associazioni combattentistiche hanno contribuito a sottolineare il valore civile dell’iniziativa. La varietà delle presenze ha evidenziato come l’intitolazione rappresenti un momento di cittadinanza condivisa e di attenzione verso le istituzioni penitenziarie.

Il profilo professionale di Di Bartolomeo

Nel corso della sua carriera, Valentino Di Bartolomeo si è distinto per competenza e sensibilità. Ha ricoperto il ruolo di comandante in istituti della regione e ha contribuito alla formazione del personale: ha insegnato presso la scuola di formazione di Sulmona ed è stato direttore del corso di aggiornamento per ufficiali di polizia giudiziaria. A livello associativo è stato presidente della sezione locale dell’ANPPE e segretario di Assoarma, iniziative attraverso le quali ha promosso progetti formativi e sociali. La sua attività è stata caratterizzata da un mix di rigore professionale e attenzione alla persona, un equilibrio che spesso viene citato come esempio.

Iniziative culturali e formative

Tra le iniziative promosse da Di Bartolomeo spicca la fondazione del gruppo teatrale TeatrAnppe, nato con finalità benefiche e come strumento di inclusione. Questo progetto è espressione della convinzione che la cultura possa essere uno strumento di reinserimento e dialogo, e rappresenta un aspetto concreto del suo approccio al ruolo. La sua attività didattica a Sulmona e l’impegno nella formazione degli ufficiali sottolineano, inoltre, la centralità che attribuiva alla professionalità condivisa e al trasferimento di competenze tra generazioni di operatori.

Eredità, testimonianze e significato pubblico

Nel corso della cerimonia si sono susseguite testimonianze personali e istituzionali. Il presidente dell’ANPPE ha ricordato che Di Bartolomeo “ha dedicato la sua vita al bene degli altri”, mettendo in rilievo l’attività verso i più bisognosi e la collaborazione con le forze di polizia. Tra i momenti più intensi c’è stato il ricordo del figlio Livio, che ha descritto il padre con affetto: un uomo dall’approccio ironico ma risoluto, capace di trovare soluzioni anche quando i problemi non erano direttamente suoi, e sempre attento all’umanità dei detenuti e al benessere dei colleghi.

Il sindaco Carlo Masci ha sottolineato che con l’intitolazione si vuole perpetuare l’impegno pubblico di Di Bartolomeo, valorizzando l’eredità lasciata in termini di serietà, correttezza nel lavoro e impegno sociale. L’area davanti all’ex Provveditorato è dunque diventata simbolo di riconoscenza collettiva, un luogo dove il ricordo si intreccia con il tessuto urbano e istituzionale della città, mantenendo vivo il dialogo tra amministrazione, operatori e comunità.

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