La Valle Peligna si trova di fronte a una sfida cruciale per il suo futuro economico. Il Consiglio comunale di Sulmona ha espresso un voto unanime per il riconoscimento della Valle Peligna come area di crisi industriale complessama il percorso è pieno di ostacoli. In un contesto politico ed economico complesso, la strada verso il riconoscimento ufficiale è disseminata di difficoltà.
Le dichiarazioni delle istituzioni e i vincoli normativi
Le dichiarazioni delle autorità locali e regionali hanno messo in luce i principali ostacoli che la Valle Peligna deve affrontare. L’assessore regionale Tiziana Magnacca ha affermato che non ci sono le condizioni giuridiche per il riconoscimento, sottolineando che la Valle Peligna non ha i requisiti tecnici necessari. Il sindaco Luca Tirabassi ha espresso determinazione, dichiarando: Sarà una strada tutta in salita, ma noi la percorreremo lo stesso.
Le critiche alla filiera e alle risorse
Le critiche alla filiera e alla distribuzione delle risorse sono emerse chiaramente. Molti dubitano che la filiera scenderà finalmente in campo, considerando che essa era più un bluff per accalappiare voti che un aiuto reale. Le risorse tendono a concentrarsi nelle zone più redditizie sul piano politico, lasciando le aree interne, come la Valle Peligna, a combattere contro lo spopolamento e l’abbandono economico.
I casi di subalternità politica ed economica
La storia recente offre esempi di subalternità dei decisori politici nei confronti del potere economico. Il caso della 3G e dell’Enel dimostra l’incapacità delle istituzioni di ottenere cambiamenti significativi. L’Enelpartecipata dallo Stato, ha mostrato una totale mancanza di flessibilità, lasciando la Valle Peligna senza benefici concreti.
Ancora più clamoroso è il caso della Snamche ha utilizzato il territorio per scopi distruttivi senza garantire un ritorno occupazionale. I 180 milioni di euro del Pnrr destinati alla centrale di compressione della Snam potrebbero essere stati investiti per lo sviluppo dell’area peligna, ma questa possibilità è stata ignorata. La realtà attuale è intrisa di sopraffazione, indifferenza e cinismorendendo qualsiasi speranza di sviluppo una vera e propria fantapolitica.
La mobilitazione dal basso e il futuro della Valle Peligna
Di fronte a queste difficoltà, la domanda sorge spontanea: cosa si può fare? La risoluzione approvata dal Consiglio comunale rappresenta un’ulteriore occasione per mettere alla prova la classe politica. Tuttavia, credere che una risoluzione possa cambiare la sorte della Valle Peligna è una pia illusione. Senza una forte mobilitazione dal basso che coinvolga istituzioni, forze sociali e cittadinanza, nulla cambierà.
La lotta deve essere portata davanti ai palazzi del potere, sia a L'Aquila che a Roma, con modalità non convenzionali ma rifuggendo da ogni forma di violenza. Solo così la Valle Peligna potrà evitare di diventare un’area di poveri cristicondannata a un inesorabile declino. La strada è in salita, ma la determinazione e la mobilitazione possono fare la differenza.


