29 ottobre 2026 🌤 16°

Termoli, protesta dei dipendenti Kuehne+Nagel contro la chiusura del 2027

Cinque decine di operai di Kuehne+Nagel a Termoli protestano, temendo la perdita dei posti e chiedendo una risposta dal governo.

Termoli, protesta dei dipendenti Kuehne+Nagel contro la chiusura del 2027

Da martedì 27 ottobre, i dipendenti di Kuehne+Nagel a Termoli hanno avviato uno sciopero a oltranza davanti ai cancelli del loro stabilimento, situato in via Alessandro Volta. La manifestazione, che ha coinvolto circa cinquanta lavoratori e le loro famiglie, è diventata il centro dell’attenzione regionale, con i manifestanti che hanno esposto un manifesto funebre simbolico per denunciare la paura di vedere cancellato il proprio futuro occupazionale.

Le richieste si concentrano sull’intervento del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, per trovare una soluzione prima della chiusura annunciata per marzo 2027. I sindacati della Fim, della Uilm e dei Rsu hanno organizzato otto ore di astensione per ciascun turno, mantenendo la pressione sul datore di lavoro e sulle istituzioni.

Dettagli della protesta davanti a Kuehne+Nagel

Il presidio attuale, tenutosi il 29 ottobre, è stato caratterizzato da una forte presenza di operai che hanno sottolineato l’assenza di rappresentanti aziendali sul posto. “Nessun responsabile di K&N è venuto qui a Termoli“, ha dichiarato Francesco Guida, segretario regionale di Uilm Molise, evidenziando la mancanza di volontà politica da parte dell’azienda nel ricollocare le attività già a valle del sito. Guida ha rimarcato che, nonostante gli investimenti di Kuehne+Nagel a Bari e Napoli, la logistica di Termoli rischia di scomparire, lasciando cinquanta famiglie in una condizione di incertezza.

Il portavoce dei lavoratori, Antonio Marinelli, ha descritto la notizia della chiusura come “una doccia fredda” dopo mesi di tentativi di dialogo. “Vogliamo lavorare“, ha ribadito, aggiungendo che le proposte dell’azienda finora non includono una soluzione concreta per mantenere occupati i dipendenti sul territorio. Marinelli ha ricordato che il legame con Stellantis, che utilizza il sito per il motore T4 destinato al mercato statunitense, è una delle cause scatenanti della vertenza.

Motivi della chiusura e le implicazioni per il territorio

Il motore T4, prodotto nello stabilimento, è soggetto a dazi doganali negli Stati Uniti, facendo temere all’azienda una possibile delocalizzazione della linea di produzione sul suolo americano. Questa prospettiva ha alimentato l’ansia tra i lavoratori, la cui età media è intorno ai trenta anni, una fascia d’età che ha già avviato mutui, stipendi e progetti di vita in Molise. La perdita di questi posti di lavoro non solo minaccerebbe il reddito di circa cinquantadue famiglie, ma indebolirebbe ulteriormente l’indotto di Stellantis nella regione.

Le richieste al Ministero delle Imprese

Di fronte all’impasse, i sindacati hanno chiesto di trasferire la discussione al Ministero delle Imprese, coinvolgendo le segreterie nazionali per avviare un tavolo di negoziazione. L’obiettivo è ottenere un piano scritto che garantisca nuove commesse al sito, possibilmente da clienti diversi da Stellantis, e che fornisca garanzie occupazionali concrete. Domenico Bello, delegato Rsu, ha sottolineato come le retribuzioni ridotte stiano già pesando sui bilanci familiari, rendendo la protesta non solo una questione di lavoro ma anche di dignità.

Nel 2026, il confronto tenutosi a Cosib a giugno tra la direzione di Kuehne+Nagel, i sindacati e la Regione non ha prodotto soluzioni definitive, il che ha spinto i lavoratori a richiedere un intervento di livello ministeriale. Con la data di chiusura ormai vicina, la comunità di Termoli attende una risposta che possa trasformare la crisi in una nuova opportunità industriale, evitando così la perdita di un’importante realtà multinazionale nel cuore del Molise.

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