La montagna che aveva scelto come casa è diventata teatro di un incidente mortale. Antonio Gianni Toscani, 32 anni, originario di Giulianova ma residente in Trentino, è deceduto durante un’arrampicata sul Massiccio delle Pope, in Val di Fassa. La situazione si è aggravata nel corso della mattinata quando, mentre stava salendo da capocordata, ha perso la vita dopo una caduta.
Come è avvenuto l’incidente
L’incidente si è verificato lungo la via Livanos, intorno ai 2.400 metri di quota. Secondo le ricostruzioni, Toscani stava procedendo come primo di cordata sul secondo tiro quando è precipitato per circa trenta metri, oltrepassando il compagno che lo stava assicurando in sosta. L’impatto contro la parete rocciosa è stato fatale: i traumi riportati non hanno lasciato margini di sopravvivenza.
La chiamata e l’allarme
È stato il compagno di cordata a lanciare l’allarme al numero unico per le emergenze 112 intorno alle 11.40. La chiamata ha attivato immediatamente la macchina dei soccorsi: la Centrale Unica di Emergenza ha disposto l’intervento dell’elisoccorso e della Stazione Centro Fassa del Soccorso alpino e speleologico trentino. Sul posto sono stati sbarcati il tecnico di elisoccorso e il medico, ma per il 32enne non è stato possibile fare altro che constatarne il decesso a causa dei gravissimi traumi.
Le operazioni di recupero
Dopo la constatazione del decesso, è proseguita la fase operativa per il recupero della salma e per l’assistenza al compagno di cordata. L’elicottero è tornato in parete in una seconda rotazione, verricellando per circa novanta metri due soccorritori della Stazione Centro Fassa, che hanno collaborato alle operazioni dopo aver ottenuto il nulla osta delle autorità competenti. L’intervento si è concluso nel primo pomeriggio, con la rimozione della salma e l’accompagnamento a valle del collega.
Le indagini
Per chiarire le cause dell’accaduto sono stati coinvolti i carabinieri della compagnia di Cavalese. Le verifiche tecnico-giudiziarie mireranno a ricostruire la dinamica precisa della caduta, valutare eventuali fattori tecnici o umani e stabilire se siano emerse criticità nell’uso dell’attrezzatura o nell’organizzazione della salita. L’attività investigativa proseguirà fino a chiarire ogni dettaglio dell’accaduto.
Chi era Antonio Toscani
Nato e cresciuto a Giulianova, Toscani aveva studiato presso l’istituto tecnico Cerulli con indirizzo Elettronica e successivamente si era laureato a Urbino. Ha scelto la professione dell’insegnamento, seguendo in parte le orme materne: la madre, Ottavia, è anch’essa docente. Da alcuni anni viveva in Trentino, dove insegnava educazione motoria all’istituto La Rosa Bianca di Cavalese, inserendosi nella comunità locale con impegno e passione.
La passione per la montagna
Sportivo a tutto tondo, praticava diverse discipline ma la sua vera passione restava l’alpinismo. Toscani raccontava le sue esperienze sui sentieri e sulle pareti attraverso il canale YouTube “Tony in itinere”, un diario digitale seguito da numerosi appassionati di escursionismo e arrampicata. Nei suoi video condivideva itinerari, consigli tecnici e immagini della natura, trasmettendo l’amore per la montagna che lo aveva spinto a trasferirsi tra le Dolomiti.
Reazioni e lutto
La notizia della morte ha suscitato profondo cordoglio sia in Trentino sia sulla costa teramana, dove Antonio era molto conosciuto. Familiari, amici, colleghi e la comunità di Giulianova si sono stretti attorno ai genitori e alla sorella. Sul manifesto funebre è riportata una frase che sintetizza il legame con la montagna: “Ogni volta che guarderete la montagna, io sarò lì accanto a voi”.
È stato comunicato che l’ultimo saluto alla famiglia si terrà nella chiesa di San Flaviano, con la camera ardente allestita nella casa funeraria Gerardini davanti all’ingresso Nord del cimitero a partire dalle ore 8. La celebrazione è fissata per martedì alle 16.30. Intanto la comunità scolastica e gli appassionati ricordano la figura di un docente stimato e di un alpinista che condivideva la sua passione con semplicità e competenza.
Resta aperta la riflessione sull’importanza della sicurezza in montagna e sulle procedure di cordata: incidenti come questo ricordano quanto sia cruciale un addestramento accurato, l’uso corretto dell’attrezzatura e la prudenza nelle condizioni più impegnative. Il ricordo di Antonio passa anche attraverso le storie e i consigli che aveva lasciato ai suoi seguaci e agli studenti, un lascito che parla di amore per l’outdoor e di dedizione all’insegnamento.



