Il settore dell’olio extravergine italiano è in crisi. Coldiretti e Unaprol hanno sollevato un allarme preoccupante riguardo alla qualità del prodotto e alla salute dei consumatori, minacciate da pratiche fraudolente e speculazioni di mercato. La situazione è critica, con prezzi dimezzati rispetto allo scorso anno e costi di produzione in aumento.
La mobilitazione degli agricoltori, culminata in una protesta a Bari, ha visto la partecipazione di numerosi olivicoltori abruzzesi, uniti nella difesa del Made in Italy e della sicurezza alimentare. Le organizzazioni agricole chiedono controlli più stringenti e l’adozione di tecnologie avanzate per contrastare le frodi.
Le frodi nel settore oleario: clorofilla e olio deodorato
Tra le pratiche fraudolente più diffuse, Coldiretti e Unaprol denunciano l’uso di clorofillaolio deodorato e altre sostanze chimiche per alterare la qualità e l’origine dell’olio. Questi inganni mettono a rischio la salute dei consumatori e danneggiano l’intero sistema agroalimentare nazionale.
Le importazioni dall’estero, spesso a prezzi più bassi, stanno deprimendo ulteriormente il mercato, favorendo speculazioni e frodi. Prodotti di bassa qualità, talvolta provenienti da Paesi extra Ue, finiscono sulle tavole degli italiani, compromettendo la qualità dell’alimentazione.
I numeri del mercato dell’olio extravergine
I dati ufficiali della filiera rivelano uno squilibrio preoccupante. L’Italia produce circa 234 milioni di litri di olio extravergine d’oliva, mentre i consumi interni ammontano a 461 milioni di litri. Le esportazioni si attestano a 318 milioni di litrima le importazioni raggiungono ben 545 milioni di litri all’anno.
Questi numeri evidenziano forti squilibri e alimentano il sospetto di pratiche fraudolente che alterano o mascherano l’origine del prodotto. Coldiretti e Unaprol chiedono maggiori controlli e l’adozione di tecnologie avanzate come la risonanza magnetica nucleare e la mappatura isotopica per identificare con precisione la provenienza dell’olio.
Le richieste di Coldiretti e Unaprol
Per tutelare la filiera dell’olio extravergine italiano e la salute dei cittadini, Coldiretti e Unaprol hanno avanzato una serie di richieste concrete. Tra queste, l’applicazione rigorosa della normativa contro le pratiche commerciali sleali e il divieto di commercializzare come extravergine miscele ottenute con oli di qualità inferiore.
Le organizzazioni chiedono inoltre l’introduzione del documento di trasporto elettronico delle olive per garantire la completa tracciabilità della filiera. Sul fronte commerciale, viene richiesta la sospensione delle importazioni di olio tunisino a dazio zero e il superamento del regime di Traffico di perfezionamento attivo (Tpa)considerato un potenziale punto critico per l’ingresso di prodotti suscettibili di frodi.
La protesta degli agricoltori a Bari ha visto la partecipazione di importanti figure del settore, tra cui il vicepresidente nazionale di Coldiretti e presidente di Unaprol, David Granieriil presidente di Coldiretti Puglia, Alfonso Cavalloe il direttore Pietro Piccioni. Una delegazione abruzzese, guidata dal presidente regionale Pietropaolo Martinelli e dal direttore regionale Marino Pilatiha rappresentato il settore strategico dell’Abruzzo, particolarmente esposto alle conseguenze delle speculazioni sul mercato dell’olio extravergine di oliva.
La partecipazione della delegazione abruzzese, guidata anche dal presidente di Coldiretti Pescara, Giuseppe Scorranoproduttore olivicolo, e dal presidente di Abruzzo OleumLuciano Di Massimoha sottolineato l’impegno del territorio nella difesa del vero Made in Italy e nella tutela del reddito degli olivicoltori, della qualità delle produzioni e della salute dei consumatori.


