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Protocollo d’intesa per l’istruzione penitenziaria: l’Abruzzo fa scuola

L'università Gabriele d'Annunzio di Chieti-Pescara ha firmato un protocollo nazionale con l'Andisu per rafforzare il diritto allo studio in carcere, con progetti pilota nelle carceri di Lanciano e Sulmona.

Protocollo d’intesa per l’istruzione penitenziaria: l’Abruzzo fa scuola

In un momento storico in cui l’istruzione penitenziaria sta guadagnando sempre più attenzione, l’università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara si distingue per il suo impegno concreto. Durante l’assemblea nazionale della Cnupp (Conferenza nazionale dei poli universitari penitenziari) tenutasi a Sassari il 12 giugno 2026è stato sottoscritto un importante protocollo d’intesa con l’Andisu (Associazione nazionale degli organismi per il diritto allo studio universitario). Questo accordo mira a rafforzare la sinergia tra università ed enti per il diritto allo studio, garantendo un supporto concreto ai detenuti che scelgono l’istruzione superiore come percorso di riscatto e reinserimento sociale.

La rete abruzzese dei Poli Universitari Penitenziari si conferma un punto di riferimento nel Centro-Sud Italiagrazie alla partecipazione di tre atenei regionali aderenti alla Cnupp: l’università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara, l’università dell’Aquila e quella di Teramo. Questa copertura capillare garantisce l’offerta formativa in tutti gli istituti di pena della regione, rendendo l’Abruzzo un modello da seguire.

Un modello di successo: i numeri dell’istruzione penitenziaria

A livello nazionale, i dati mostrano una rete accademica in forte crescita: sono 1.978 i detenuti iscritti all’università, distribuiti in 55 atenei e supportati da circa 900 tra docenti, tutor e personale amministrativo. La presenza femminile è raddoppiata, raggiungendo le 104 studentesse, pari al 3,5% dell’intera popolazione detenuta femminile italiana. Le scelte dei corsi stanno cambiando: l’area politico-sociale — Scienze politicheSociologiaComunicazione — raccoglie il 25% degli iscritti, superando l’ambito giuridico, fermo al 13%.

L’efficacia dello studio in carcere trova riscontro nei dati sulla sicurezza: per i detenuti che intraprendono un percorso universitario, il rischio di recidiva si riduce del 70%. Questi numeri dimostrano come l’istruzione possa essere un potente strumento di reinserimento sociale e prevenzione della criminalità.

Progetti pilota e sinergie concrete

L’università Gabriele d’Annunzio ha giocato un ruolo attivo in questo processo, rappresentata dal delegato del rettore, Gianmarco Cifaldidocente di Sociologia penitenziaria ed ex Garante dei detenuti della Regione Abruzzo. Cifaldi ha sottolineato come la firma di questo protocollo rappresenti una svolta decisiva che mette finalmente a sistema le migliori pratiche, nate sui territori. L’Abruzzo, nel 2026ha fatto da apripista in Italia, azzerando le tasse universitarie agli studenti ristretti grazie alla proposta di legge di Cifaldi.

La sinergia tra la Gabriele d’Annunzio e l’amministrazione penitenziaria è una realtà solida, come dimostrano le attività sul campo, le visite didattiche dei studenti di Criminologia nei reparti detentivi e l’ultimo progetto pilota promosso in sinergia con la professoressa Ester Vitacolonnadocente di Scienza dell’Alimentazione e delle Tecniche dietetiche applicate. Questo progetto mira a conseguire il diploma ITS Academy Turismo e Cultura e ITS Academy Agroalimentare nelle carceri di Lanciano e Sulmonacon la possibilità per i circa 60 studenti iscritti di proseguire con un corso di Laurea Magistrale.

Cifaldi ha concluso con un richiamo alla CostituzioneLo studio in carcere non è un privilegio, ma è la concreta e positiva applicazione dell’Articolo 27 della nostra Costituzione sulla finalità rieducativa della pena.

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