23 Giugno 2026 ☀ 16°

Catherine racconta la sua verità tra televisione, libro e conferenze

Catherine, nota come la mamma della casa nel bosco, ha scelto la televisione e il libro per offrire la sua versione dei fatti: dal gesto simbolico in studio ai prossimi appuntamenti con la comunità scientifica e con il pubblico.

Catherine racconta la sua verità tra televisione, libro e conferenze

La storia che ha attirato l’attenzione mediatica torna a essere raccontata dalla voce di una delle protagoniste: Catherine, identificata come la mamma che ha vissuto con i figli nella proprietà di Palmoli, ha scelto di parlare pubblicamente per ricostruire la propria esperienza e difendere il progetto di vita familiare che aveva intrapreso. Dopo anni segnati da contestazioni e dal collocamento dei minori in una casa famiglia di Vasto, il racconto prende forma tra televisione, pagine autobiografiche e inviti istituzionali.

Da Palmoli alla tv: un intervento simbolico

Nell’ultima puntata di una nota trasmissione domenicale condotta da Mara Venier, Catherine ha presentato il suo libro, intitolato “La mia verità”, annunciato per un’imminente pubblicazione. In studio ha spiegato di voler «liberare i nostri figli» dalla narrazione che ritiene falsa e di voler offrire ai lettori la sua versione completa degli eventi. Un gesto carico di significato è stato la consegna di un mazzo di fiori di campo, raccolti nella proprietà di Palmoli, regalato alla conduttrice come segno di memoria e continuità.

Il messaggio centrale

Nel suo intervento televisivo, Catherine ha insistito sul tema della verità personale: ha parlato di «tante bugie» circolate intorno alla vicenda e ha dichiarato di aver finalmente trovato la possibilità di esprimersi attraverso le proprie parole. Per lei, il racconto autobiografico rappresenta uno strumento per ricostruire una storia familiare che ritiene inesatta o deformata dai giudizi pubblici.

Radici, scelte e vita familiare

Il racconto autobiografico porta con sé anche il ritratto di un passato familiare preciso: Catherine descrive un’infanzia in una famiglia numerosa, con sei sorelle e un’educazione cattolica che ha segnato la sua idea di casa e di legami. L’amore per la maternità emerge come fulcro della sua esperienza: «Il momento più felice della mia vita è stato quando sono diventata madre», ha detto, sottolineando come il modello domestico ricevuto abbia ispirato il progetto di una vita all’interno di una comunità rurale.

L’incontro con Nathan e la scelta dell’Europa

La narrazione personale prosegue con l’incontro con Nathan, conosciuto a Bali nel 2016, che ha dato avvio a un progetto condiviso di vita famigliare. Il trasferimento in Europa, e in particolare la scelta dell’Italia, è raccontato come una ricerca di radici culturali e di condizioni favorevoli per introdurre pratiche come l’homeschooling. Attraverso un’agenzia è nata l’idea di stabilirsi in una casa nel bosco: uno spazio inteso come luogo educativo, sociale e di futuro per i figli.

Il confronto con il mondo della psicologia

Accanto alla dimensione pubblica e mediatica, emergono contatti con professionisti del settore. A Roma, Catherine e Nathan si sono confrontati con consulenti di parte, tra cui lo psichiatra Tonino Cantelmi e la psicologa Martina Aiello. Cantelmi ha definito la vicenda «complessa», sottolineando come fosse frutto di percorsi interculturali e religiosi non ascoltati nella loro interezza, e ha valorizzato il libro come un tentativo di offrire una narrazione rispettosa e non giudicante del progetto familiare.

Inviti e appuntamenti professionali

Dalla visita all’Istituto di Terapia Cognitivo-Interpersonale di Roma sono arrivati inviti a condividere il proprio punto di vista in contesti scientifici: a breve, Catherine terrà una conferenza accreditata dall’Itci intitolata “AI-conformism or human originality? Dalle aspirazioni neorurali alla staticità delle regole”. Lo stesso tema verrà affrontato a Milano nell’ambito dell’EduFest, con interventi di Cantelmi sul ruolo della rivoluzione digitale nella crescita delle nuove generazioni.

Questi appuntamenti collocano la vicenda personale in un dibattito più ampio, tra pratiche educative alternative, tensioni normative e questioni etiche che interessano sia le famiglie coinvolte sia i professionisti della salute mentale. La trasformazione di un caso sensibile in occasione di riflessione pubblica mostra come una storia privata possa alimentare discussioni su responsabilità, rispetto delle differenze culturali e tutela dei minori.

Prospettive e reazioni

La scelta di raccontare la propria esperienza attraverso un libro e di partecipare a occasioni di confronto professionale segna un passaggio importante: Catherine intende non solo difendersi dalle accuse, ma anche proporre un contributo di conoscenza sul rapporto tra scelte di vita alternative e normativa sociale. Il dialogo con esperti e il contatto con il pubblico offrono nuove possibilità di ricomposizione e di comprensione, pur lasciando aperti interrogativi su come bilanciare autonomia familiare e protezione dei diritti dei minori.

Resta centrale l’idea che la vicenda debba essere ascoltata nella sua complessità: il libro, gli incontri e gli interventi pubblici rappresentano i canali attraverso i quali Catherine cerca di restituire una storia che, secondo lei, non è stata finora adeguatamente rappresentata.

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