23 Giugno 2026 ☀ 16°

Dylan Dog a Pescara: quarant’anni di incubi e sperimentazione

Dylan Dog torna in piazza a Pescara con la mostra che celebra i suoi 40 anni: dall'omaggio ad Andrea Pazienza alle collaborazioni con Vasco Rossi, passando per i temi forti come depressione e Alzheimer e per un percorso di sperimentazione guidato da Barbara Baraldi

Dylan Dog a Pescara: quarant’anni di incubi e sperimentazione

A Pescara la figura di Dylan Dog è tornata a farsi vedere in grande formato: la città, già legata a doppio filo ad Andrea Pazienza, ha ospitato una mostra corale che ha trasformato corso Umberto I in una galleria a cielo aperto. L’iniziativa, inserita nel cartellone dell’International Animation and Transmedia Festival promosso dalla Rai e organizzato da Rai Com, ha celebrato i quaranta anni dell’indagatore dell’incubo creato da Tiziano Sclavi nel 1986, offrendo sia ai lettori di lunga data sia alle nuove generazioni un’occasione per ritrovare i personaggi e i temi chiave della serie.

La mostra e il dialogo con il pubblico

La mostra “Quarant’anni di sogni e incubi con Dylan Dog” realizzata in collaborazione con la Sergio Bonelli Editore ha puntato sull’impatto visivo: grandi illustrazioni tratte dalle copertine hanno animato lo spazio urbano e attirato passanti di tutte le età. Tra le immagini più apprezzate figurano quelle dei villain come Xabaras, il fedele Botolo e la misteriosa Madame Trelkovski, personaggi che fungono da richiami emotivi per i fan ma anche da punti di accesso per chi non conosceva l’universo dylaniato.

Un’esperienza per tutte le età

L’allestimento è pensato per essere fruibile da chi è cresciuto con i fumetti e da chi li scopre oggi: pannelli informativi raccontano la storia del personaggio e spiegano i temi ricorrenti, mentre molte persone si sono fermate a scattare fotografie e a condividere la scoperta con parenti e amici. Questo approccio in piazza ha riavvicinato l’opera al suo pubblico, dimostrando come il fumetto continui a essere veicolo di cultura pop e spazio di confronto generazionale.

Il ruolo di Barbara Baraldi e la cura dell’eredità

Alla guida della serie bonelliana c’è oggi la scrittrice e sceneggiatrice Barbara Baraldi, che definisce l’impresa come un vero e proprio “incubo” nel senso più intenso del termine: una responsabilità che mette alla prova ma che costituisce anche il cuore del lavoro su Dylan. Baraldi interpreta la paura come un’emozione primaria e terapeutica, capace di aiutare a processare ansie contemporanee, e sostiene che il segreto del personaggio sia proprio la sua capacità di trasformare paure quotidiane in allegorie narrative.

Continuità e innovazione

Secondo Baraldi, Dylan Dog resta attuale perché usa la metafora per affrontare temi complessi: depressione, Alzheimer, le difficoltà dei caregiver e persino i drammi collettivi come la guerra sono stati trattati senza nominarli direttamente, ma restituendone l’impatto emotivo. Al tempo stesso la serie mantiene una propensione alla sperimentazione editoriale: cicli come Meteora e il formato Old Boy hanno diviso i lettori, ma fanno parte di un dna che predilige l’innovazione e la contaminazione di linguaggi.

Collaborazioni e progetti speciali

Negli ultimi anni la produzione dylaniata si è aperta a collaborazioni trasversali: uno dei progetti più noti è il lavoro con Vasco Rossi, in cui canzoni e fumetto si sono incontrate per fissare emozioni e racconti in immagini. La Sergio Bonelli Editore ha inoltre avviato una biografia a fumetti dedicata al cantautore, con il primo volume intitolato “La rabbia giovane” che esplora gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza di Vasco.

Rock e incubo: un cortocircuito creativo

Baraldi ricorda come la musica e il fumetto condividano la capacità di trasformare stati d’animo in immagini potenti: l’adattamento di brani di Vasco in chiave dylaniata ha permesso di affrontare temi come la depressione da prospettive nuove, rendendo il racconto al contempo personale e collettivo. Questa contaminazione è un esempio di come il franchise sappia dialogare con altri linguaggi culturali mantenendo la propria identità.

Genere, pubblico e prospettive

Un elemento ricorrente nella discussione su Dylan Dog è l’affetto particolare che il personaggio ha sempre suscitato tra le lettrici: sin dagli inizi numerose donne hanno seguito le sue storie, a conferma del fatto che l’horror e la paura non sono categorie chiuse ma universali. Baraldi sottolinea che il fumetto parla a sensibilità diverse e che non esistono confini di genere nella paura, richiamando addirittura figure storiche italiane del melodramma e del gotico popolare.

Guardando al futuro, l’intento dichiarato è quello di continuare a innovare pur rispettando la tradizione: sperimentazione editoriale, collaborazioni con autori e musicisti e una cura che mantiene viva la memoria di Tiziano Sclavi comporranno il percorso dei prossimi anni. La celebrazione a Pescara ha ribadito che, dopo 40 anni, Dylan Dog resta un osservatorio privilegiato sulle inquietudini del presente e uno specchio in cui riconoscere paure antiche e nuove.

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