L’incontro aquilano legato al 34° Premio nazionale Borsellino si è svolto all’Auditorium del Parco e ha concentrato l’attenzione su memoria civica e responsabilità collettiva. In una sala affollata da studenti e giovani in divisa, il titolo dell’iniziativa — «Da 34 anni capaci di ricordare» — ha fatto da filo conduttore a interventi istituzionali e testimonianze dirette. L’atmosfera era costruita per andare oltre il rito commemorativo: si è voluto trasformare il ricordo delle stragi di Capaci e di via D’Amelio in uno stimolo a coltivare la cultura della legalità e a contrastare l’indifferenza come terreno di crescita delle mafie.
Alla mattinata hanno partecipato figure con esperienze operative e giudiziarie di rilievo: il prefetto Renato Cortese, direttore dei servizi esterni della Polizia di Stato e già capo della Catturandi di Palermo; il prefetto Luigi Savina, ex vice capo della Polizia e a suo tempo alla guida della squadra mobile di Palermo; il procuratore minorile David Mancini; il giudice Catello Maresca, con esperienza contro i clan casalesi; il sindaco Pierluigi Biondi e la presidente della Camera di commercio Gran Sasso, Antonella Ballone. I profili dei relatori hanno offerto sia il riferimento storico sia suggerimenti pratici per le nuove generazioni.
Un incontro per riaffermare la memoria
Il senso dell’evento è stato ribadito come un impegno di trasmissione: la memoria non è solo ricordo ma strumento educativo. Il prefetto Cortese ha evidenziato che la mafia resta una minaccia perché può riprendere forza in contesti di delegittimazione civica e disattenzione collettiva. Per questo motivo la parola d’ordine è stata dotare i giovani di strumenti culturali e critici per riconoscere forme di criminalità che non sempre si manifestano con violenza aperta. L’idea centrale è costruire una resistenza etica quotidiana, fatta di scelte trasparenti e partecipazione responsabile, che renda sterile il consenso sociale su cui si nutrono le organizzazioni mafiose.
Chi è intervenuto e cosa ha raccontato
Ogni intervento ha proposto una prospettiva diversa: Savina ha posto l’accento sulla forza della testimonianza diretta, chiamando a trasmettere i valori ricevuti da Falcone, Borsellino e dalle loro scorte; Mancini ha invitato gli studenti a coltivare curiosità, metodo di ricerca e senso critico per districarsi tra informazioni spesso contraddittorie; il sindaco Biondi ha ricordato il rinnovarsi delle modalità di infiltrazione mafiosa nella pubblica amministrazione e nel mondo degli affari. Le relazioni hanno costruito un quadro operativo ma anche educativo, sottolineando l’importanza di strumenti concreti per capire fenomeni complessi.
La mafia oggi: nuove strategie e vecchie complicità
Il messaggio condiviso dagli ospiti è stato che la criminalità organizzata ha cambiato volto: non sempre ricerca lo scontro aperto, ma preferisce l’azione sommersa che passa attraverso riciclaggio di denaro, infiltrazioni economiche e manipolazione del mercato. Questa evoluzione impone di aggiornare gli schemi di contrasto e di educazione civica, perché la minaccia si annida anche nelle pieghe dell’economia e della burocrazia. Contrastare questi fenomeni significa non solo indagare e processare i reati, ma anche tutelare le imprese sane, controllare gli appalti pubblici e promuovere una cultura della trasparenza.
Un appello rivolto alle nuove generazioni
Il filo rosso degli interventi è stato l’appello ai ragazzi: studiare, informarsi con spirito critico e non cedere all’indifferenza. È emersa l’esigenza di fornire ai giovani competenze di lettura critica dei media e dei meccanismi economici che favoriscono le mafie, oltre a incoraggiare la partecipazione civica nelle scuole e nelle istituzioni. Anche la presenza di allievi della Scuola della Guardia di Finanza a L’Aquila è stata letta come segno di speranza: forme concrete di impegno che traducono la memoria in scelte di vita e in protezione della comunità.
Programma culturale e chiusura del percorso
La giornata è stata inserita in un percorso più ampio che prosegue con appuntamenti serali e una conclusione di respiro internazionale. Alla sera è in programma il concerto “Omaggio a De André“, introdotto dalla testimonianza del generale Angiolo Pellegrini, collaboratore di Falcone, mentre il cammino si chiuderà con “Capaci di credere“, evento che vedrà protagonista il Gen Verde – International Performing Arts Group. L’obiettivo dichiarato è trasformare il ricordo delle vittime della mafia in una pratica etica corrente, usando l’arte e la testimonianza come leve per rinsaldare il senso del bene comune e per promuovere una comunità più giusta e consapevole.



