22 Giugno 2026 ☀ 19°

Manifestazione a Pescara per la regolarizzazione dei lavoratori stranieri e contro la ‘remigrazione’

A Pescara un presidio dell'Unione Sindacale di Base ha chiesto regolarizzazioni e controlli dopo l'incendio di Amendolara; Erika Alessandrini ha criticato le proposte di espulsione e ha ribadito che «Non è politica migratoria. È propaganda a ore alterne.»

Manifestazione a Pescara per la regolarizzazione dei lavoratori stranieri e contro la ‘remigrazione’

Questa mattina, 13 giugno, in Piazza Italia a Pescara si è svolto un presidio promosso dall’Unione Sindacale di Base (USB) per chiedere la regolarizzazione dei lavoratori stranieri e contestare la cosiddetta «remigrazione». La consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Erika Alessandrini era presente e ha rilanciato rilievi politici e sociali collegati a recenti dichiarazioni pubbliche e a un drammatico episodio avvenuto in Calabria.

Nella piazza sono emersi due fili principali: la richiesta di misure che mettano fine allo sfruttamento e la critica alle posizioni di alcuni rappresentanti istituzionali che, secondo gli organizzatori e i partecipanti, spostano il dibattito dalla tutela del lavoro alla retorica delle espulsioni. Sullo sfondo resta la tragedia di Amendolara, che ha riportato all’attenzione pubblica condizioni lavorative estreme.

Dichiarazioni pubbliche e contraddizioni sulla politica migratoria

Alessandrini ha richiamato l’attenzione su parole precise pronunciate da figure pubbliche: «Il generale Vannacci parla di deportare gli immigrati» e, ha aggiunto, arriverebbe persino a specificare che l’azione sarebbe «contro la loro volontà». In parallelo ha citato la leader del Governo, ricordando che «Giorgia Meloni rivendica l’inconcludente linea dura sui rimpatri e sulle frontiere». Per Alessandrini queste posizioni coesistono con atti contraddittori dell’esecutivo, come l’apertura dei decreti flussi per coprire la domanda di manodopera agricola e domestica: una logica che rende gli immigrati indispensabili per raccogliere pomodori, assistere anziani o lavorare nei cantieri, salvo trasformarli in minaccia quando la politica cerca consenso.

Propaganda e responsabilità economiche

La consigliera ha sintetizzato così la questione: «Non è politica migratoria. È propaganda a ore alterne.» Nel suo discorso ha contestato l’uso strumentale dell’immigrazione come capro espiatorio, sostenendo che il vero problema sono salari bassi, lavoro precario, costi abitativi elevati e una sanità pubblica che perde servizi, oltre alla fuga dei giovani. Puntare il dito contro chi lavora senza tutele, ha affermato Alessandrini, è più comodo che affrontare le responsabilità di chi governa.

Amendolara: il rogo e il contesto dello sfruttamento

La tragedia calabrese è stata citata come caso emblematico: «Quattro lavoratori sono morti bruciati vivi», ha ricordato Alessandrini, sottolineando che la magistratura dovrà accertare cause e responsabilità. Tuttavia, il contesto era già noto: lavoro agricolo poverissimomarginalità, ricatti e possibili circuiti di caporalato che espongono persone a rischi estremi. Per la consigliera, una politica seria dovrebbe concentrarsi su controlli, contratti, sicurezza degli alloggi e misure concrete contro lo sfruttamento.

Alessandrini ha evidenziato il paradosso della retorica punitiva: mentre si invoca la deportazione delle vittime dello sfruttamento, chi trae profitto dal lavoro nero resta spesso indisturbato. «La destra, invece, parla di deportare proprio le persone che quello sfruttamento lo subiscono.» Questo ribaltamento, secondo la consigliera, tutela chi sfrutta e mette sotto accusa chi è vittima.

Regolarizzazione, lavoro e demografia: argomenti per la piazza

Un ulteriore nodo affrontato al presidio riguarda la proposta della USB per la regolarizzazione: Alessandrini l’ha definita «una misura di legalità e non uno slogan ideologico». Ha spiegato che un lavoratore senza documenti diventa «il lavoratore ideale per chi vuole pagare poco, non versare contributi e imporre il silenzio». Regolarizzare, secondo la consigliera, equivale a sottrarre persone al ricatto, far emergere lavoro e tasse, colpire il caporalato e tutelare diritti e salari anche dei lavoratori italiani.

Nel suo intervento è stato richiamato anche il tema demografico: l’Italia invecchia, nascono meno bambini, i giovani emigrano e molte aree si spopolano. In questo quadro la promessa di espulsioni di massa è stata definita inadeguata: non risolve il calo delle nascite né sostiene il sistema previdenziale. Servono politiche per la natalità, per l’occupazione giovanile e per l’integrazione, ha detto Alessandrini, altrimenti rimane soltanto «teatro elettorale» che utilizza esseri umani come scenografia.

Il presidio ha ribadito la tesi secondo cui la sicurezza nasce da legalitàcontratti e diritti e non da misure che costruiscono clandestinità di fatto. La domanda finale lanciata dalla consigliera è netta: se si vuole «liberare» il Paese, chi farà funzionare i servizi e i lavori che oggi si reggono anche su queste persone?

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