La cronaca locale a volte mette a confronto il potere trasformativo della tecnologia e le lunghe ombre della burocrazia. In questa pagina si intrecciano due vicende distinti e concrete: la riabilitazione di Royun boxer tornato a correre grazie a una protesi realizzata con stampa 3D, e il dibattito sulla ricostruzione pubblica a L’Aquila, dove la riapertura dei cantieri della Torre Civica è accompagnata da contestazioni politiche e gestionali.
Roy di Arenzano: la protesi che ha cambiato una vita
Arrivato in famiglia nel 2017 ancora cucciolo, Roy ha segnato la quotidianità di Giacomo e Maria Elena con la sua vivacità e affetto. Alla fine del 2026 una zoppia e un gonfiore all’arto anteriore destro hanno portato a una diagnosi di sinoviosarcomaconfermata dall’esame istologico. La terapia ha richiesto l’amputazione della zampa e successivi cicli di chemioterapia eseguiti dall’équipe del Cva diretta dal dottor Caprioli; nonostante le difficoltà, Roy ha reagito con forza.
Davanti alla prospettiva di una qualità di vita ridotta, i proprietari, su suggerimento del dottor Panichi del Cto Veterinario, hanno cercato alternative e si sono rivolti all’Officina Ortopedica Maria Adelaide di Torino, specializzata in ausili ad alta tecnologia. Con una scansione a luce strutturata è stata ricostruita la geometria dell’arto residuo, poi il progetto è stato sviluppato con il software CUBE e stampato con una Embrancela stampante 3D ortopedica prodotta dall’azienda danese Create It Real.
L’adattamento alla protesi è stato rapido: i tecnici rilevano un inserimento confortevole e Roy ha riacquistato progressivamente mobilità e voglia di giocare. I proprietari ricordano come, prima dell’intervento, le passeggiate si interrompevano dopo poche centinaia di metri; oggi quelle stesse passeggiate sono tornate, più ricche di significato. I professionisti sottolineano che, pur nelle prognosi riservate di alcuni tumori — spesso limitate a 18/24 mesi — l’obiettivo rimane migliorare la qualità della vita del paziente animale.
Palazzo Margherita e la Torre Civica: vent’anni di attese e spostamenti di fondi
A L’Aquila la Torre Civicada anni protetta da impalcature e opere di messa in sicurezza successive al sisma del 2009, è tornata al centro dell’attenzione con l’annuncio di un avvio lavori fissato per il 4 giugno 2026. L’intervento riguarda un manufatto storico che custodiva la Bolla del Perdono di Papa Celestino V e che molti auspicavano restituito alla città da tempo.
Il recupero della torre è stato reso possibile da contributi provenienti dalla Comunità Italiana in Australia e dal Governo australiano: risorse originariamente destinate al progetto del Parco Urbano di Piazza d’Armi. La decisione di reindirizzare quei fondi è avvenuta dopo la rescissione del contratto con l’impresa Rialto, risolta il 9 agosto 2026, a seguito di contestazioni e richieste aggiuntive emerse nella fase di progetto esecutivo.
Le critiche sulla gestione dei fondi e le opere scartate
Secondo le critiche mosse dall’opposizione, già evidenziate in una interrogazione parlamentare nel 2026, la scelta di utilizzare le donazioni australiane per la Torre ha comportato la sottrazione di risorse al progetto del Parco. Il risultato pratico è stato il ridimensionamento dell’originale piano: sono stati eliminati il parcheggio interrato, il bar, la libreria e il monumento alle vittime del sisma previsti dal bando internazionale. La decisione ha inoltre portato l’amministrazione a chiedere alla Fondazione Carispaq di assumere il ruolo di stazione appaltante per i lavori, mossa interpretata come ammissione di difficoltà gestionali da parte del Comune.
Le critiche sottolineano altresì contraddizioni normative: la ricollocazione dei fondi e la procedura scelta per l’appalto vengono ritenute in contrasto con una lettura rigorosa del Codice degli Appaltimentre rimangono aperte domande sul perché il recupero della torre non sia stato integrato nei lavori di Palazzo Margherita fin dall’inizio, come previsto dal progetto originario.
Due vite ricostruite: una tecnica, l’altra amministrativa
In due ambiti diversi emergono elementi comuni: il valore dell’intervento tempestivo e il ruolo delle scelte tecnologiche o amministrative nel determinare risultati concreti. Nel caso di Roy, la combinazione di tenacia dei proprietari, competenza veterinaria e tecnologia ortopedica ha restituito movimento e qualità di vita. A L’Aquila, anni di ritardi e spostamenti di fondi hanno invece provocato perdita di opportunità: mentre la torre viene finalmente affrontata, altri progetti pubblici si sono impoveriti.
Le due storie rimandano a un tema più ampio: la capacità di trasformare risorse in risultati tangibili dipende tanto dalla tecnologia e dalla professionalità quanto da decisioni amministrative chiare e tempestive. Per Roy la stampa 3D è stata una svolta concreta; per il centro storico aquilano la speranza è che il ritorno dei cantieri si traduca in interventi completi e rispettosi del tessuto urbano.


