La situazione della sanità in Abruzzo è stata recentemente ricostruita in dettaglio da un dossier regionale che analizza dati ministeriali, dell’Istat, della Corte dei Conti e i rilievi del tavolo di monitoraggio ministeriale. Il lavoro fotografa una realtà che, secondo gli autori, mette a rischio il concreto esercizio del diritto alla salute sancito dalla Costituzione. In questo testo riorganizziamo le evidenze principali, le implicazioni per i servizi territoriali e le richieste avanzate dagli attori politici.
Il documento utilizza indicatori diversi — tra cui il livello di erogazione dei LEA, il funzionamento dei Dipartimenti di salute mentale, lo stato dei consultori e l’attuazione dei progetti finanziati dal Pnrr — per delineare uno scenario complessivo che viene giudicato preoccupante sul piano della copertura e della qualità delle cure.
Performance dei livelli essenziali di assistenza e monitoraggio epidemiologico
Secondo il dossier, i LEA regionali si collocano sotto la soglia minima prevista, segnalando deficit soprattutto nelle attività di prevenzione e screening. I tassi di vaccinazione pediatrica e la partecipazione agli screening oncologici risultano inferiori alle attese, con possibili ricadute sulla salute pubblica. Inoltre, l’osservatorio epidemiologico regionale non aggiorna i dati da tempo: gli ultimi report disponibili risalgono al 2019, il registro tumori è fermo al 2016 e manca un registro delle cause di morte, limitando la capacità di pianificazione e risposta sanitaria.
Conseguenze sulla prevenzione
La scarsa disponibilità di dati aggiornati rende fragile la capacità di indirizzare interventi mirati di prevenzione. Senza registri tempestivi e accurati diventa difficile valutare l’impatto delle politiche sanitarie e identificare tempestivamente emergenze locali. In sintesi, la mancata produzione di informazioni indebolisce la programmazione e aumenta il rischio di interventi inefficaci o mal calibrati.
Salute mentale e dipendenze: organici ridotti e domanda in crescita
I Dipartimenti di salute mentale registrano carenze di personale stimate tra il 30% e il 40% rispetto alle dotazioni previste, con tempi di attesa significativi: per la neuropsichiatria infantile si raggiungono anche i 18 mesi. Il finanziamento del settore è indicato intorno al 3% del fondo sanitario regionale, inferiore al 5% suggerito a livello nazionale, e questa insufficienza si traduce in servizi meno capillari e tempi di presa in carico più lunghi.
Incremento dei consumi e pressione sui Ser.D.
Tra il 2026 e il 2026 il dossier segnala un aumento dei consumi di sostanze e delle prescrizioni di psicofarmaci, in particolare nella fascia 12-17 anni, con un incremento di antipsicotici e farmaci per l’ADHD. I servizi per le dipendenze (Ser.D.) soffrono di organico ridotto e di una contrazione delle attività di prevenzione, rendendo più difficile affrontare una domanda crescente e complessa.
Infrastrutture, Pnrr e consultori: investimenti fermi e standard non raggiunti
Lo stato di avanzamento degli interventi finanziati dal Pnrr appare molto limitato: la spesa effettiva è stimata tra il 7% e il 9% delle risorse destinate. Sul territorio sono operative solo 2 Case di Comunità su 42 secondo gli standard minimi richiesti, mentre per gli Ospedali di Comunità sono attivati posti letto in 5 strutture su 11 previste. Questo gap infrastrutturale si combina con carenze nei consultori: per rispettare gli standard nazionali sarebbero necessarie 63 sedi, ma quelle riferite risultano 53 e manifestano mancanze di figure professionali come psicologi, ginecologi e assistenti sociali.
Effetti finanziari e mobilità passiva
La Corte dei Conti descrive il sistema regionale come strutturalmente fragile. L’Abruzzo risulta l’unica regione in piano di rientro con un disavanzo in crescita negli ultimi tre anni e una mobilità sanitaria passiva che supera i 200 milioni di euro annui. Questi fattori economici peggiorano la capacità di investimento locale e rendono più difficile la programmazione a medio termine.
Richieste politiche e possibili soluzioni
Di fronte a questo quadro, il segretario regionale di Sinistra Italiana Abruzzo ha sintetizzato la critica principale: il diritto alla salute rimane spesso solo sulla carta. Il partito chiede il pieno utilizzo dei fondi Pnrr, l’assunzione di personale sanitario adeguato e l’allocazione del 5% del fondo sanitario regionale alla salute mentale. Viene inoltre richiesto l’adeguamento dei consultori agli standard nazionali per garantire servizi materno-infantili e di prevenzione più efficaci.
Le proposte evidenziano due direttrici chiave: aumentare investimento e personale per ridurre le liste d’attesa e migliorare la raccolta dati per potenziare la governance. Senza questi interventi mirati, la qualità dell’assistenza e la tutela della salute pubblica regionale rischiano di peggiorare ulteriormente.


