Nel pomeriggio di sabato 24 ottobre, la città abruzzese è rimasta sotto l’occhio vigile di un imponente dispositivo di sicurezza. Alcuni abitanti avevano sentito circolare, su gruppi di chat e sui social, l’avviso di una manifestazione violenta contro il caro vita, con richieste di atti ostili contro negozi e forze dell’ordine. Per far fronte a queste previsioni, le autorità hanno mobilitato circa cento uomini composti da polizia di Stato, carabinieri, guardia di finanza e polizia locale, con rinforzi provenienti anche da altre regioni.
Il presidio si è concentrato sulla piazza della Rinascita e sulle strade più trafficate del centro, zone in cui era stata ipotizzata la comparsa di un raduno verso le 15:00. Tuttavia, all’orario previsto è scoppiato un violento acquazzone che ha smorzato qualsiasi iniziativa di strada. Non sono emerse tracce di manifestanti; l’area è rimasta silenziosa, se non per la presenza di un gruppo di ultras del Pescara che, per circa due ore, ha cantato inni nella piazza, dichiarando di agire “a protezione della città”.
Il dispositivo di sicurezza attivato sul territorio
L’organizzazione è stata definita in un vertice della Prefettura il venerdì 23 ottobre, mentre nella Questura è stata istituita una cabina di regia per coordinare le operazioni in tempo reale. Il sindaco Carlo Masci e il questore Francesco Rattà si sono recati in piazza Salotto intorno alle 17:00 per verificare di persona la situazione. Masci ha dichiarato: “Vedo che l’organizzazione era perfetta perché vediamo molte forze dell’ordine in campo, al di là del fatto che poi non c’è stato nessun episodio particolare”, aggiungendo che la sicurezza è stata pienamente garantita.
Il ruolo degli ultras di Pescara
Gli ultras, pur non facendo parte delle forze istituzionali, hanno scelto di sedersi in piazza per due ore, intonando cori e cantando inni del club. La loro presenza è stata vista dalle autorità come un gesto di solidarietà civica, contribuendo a creare un’atmosfera di calma e a scoraggiare eventuali aggressioni. Alcuni commercianti hanno reagito diversamente: mentre la maggior parte dei negozi ha mantenuto la partita aperta, altri hanno chiuso le serrande per precauzione, esponendo cartelli che invitavano i clienti a “tutelare la sicurezza”.
Indagini, denunce e sequestri
Le segnalazioni di protesta erano nate da messaggi diffusi su WhatsApp e Telegram, che incitavano alla violenza e minacciavano sia le forze dell’ordine sia esercizi commerciali, in particolare gioiellerie. Le indagini della Digos di Pescara e del Cosc Abruzzo hanno portato, ieri, alla denuncia di quattro persone, di cui tre minorenni, per istigazione a delinquere aggravata. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati cellulari, un coltello a scatto e una pistola softair priva del tappo rosso.
Nonostante l’allarme, il pomeriggio si è concluso senza alcun episodio di violenza o occupazione di spazi pubblici. Il dispositivo di sicurezza ha dimostrato la capacità delle autorità di intervenire rapidamente, coordinando più corpi di polizia e prevenendo potenziali disordini. Il risultato è stato un centro cittadino tranquillo, dove il timore è stato contenuto dall’efficace presenza delle forze dell’ordine e dalla collaborazione, anche informale, della cittadinanza.



