La Marsica è al centro di due vicende criminali che hanno suscitato sconcerto e dolore nella popolazione: da una parte, la confessione spontanea di un uomo per l’omicidio della compagna a Vergiate; dall’altra, il ritrovamento di un giovane tunisino morto accanto a un’auto in fiamme a Lucoli. Entrambe le situazioni stanno alimentando intense indagini da parte dei Carabinieri, che cercano di ricostruire la dinamica degli eventi e di individuare eventuali responsabili o cause occultate.
Omicidio a Vergiate: la confessione di Marco Panichi
Marco Panichi, 53 anni, originario di Civitella Roveto, si è presentato nella prima mattina al comando dei Carabinieri di Avezzano dichiarando di aver ucciso la propria compagna, una donna di 36 anni di origine straniera, durante il soggiorno nella località di Vergiate, nei pressi di Busto Arsizio. L’atto sarebbe avvenuto a seguito di un acceso litigio all’interno dell’appartamento di vacanza, culminato nell’uso di un arma da taglio che ha provocato la morte immediata della vittima.
Il percorso delle indagini lombarde
Contestualmente alla confessione, i Carabinieri di Gallarate hanno perquisito il luogo del delitto, rinvenendo il corpo senza vita della donna immerso in una pozza di sangue e con numerose ferite da taglio. I primi rilievi hanno evidenziato anche lesioni da taglio sul corpo di Panichi, di cui non è ancora chiaro se siano state inflitte dalla vittima in un tentativo di difesa, siano il risultato di una colluttazione o siano state auto-inflitte in un momento di disperazione. Le autorità lombarde hanno disposto il sequestro giudiziario dell’immobile e coinvolto la Sezione Investigazioni Scientifiche (SIS) per analizzare tracce di sangue, impronte e l’arma presumibilmente utilizzata.
L’interrogatorio, condotto dal Procuratore della Repubblica Maurizio Maria Cerrato presso gli uffici giudiziari di Avezzano, ha confermato le dichiarazioni fornite al momento dell’arresto. Panichi è stato posto in fermo di indiziato per omicidio aggravato e trasferito al carcere San Nicola di Avezzano, in attesa della convalida davanti al Giudice per le Indagini Preliminari Mario Cervellino.
Incendio a Lucoli: la morte del tunisino Wissem Hmida
Nel medesimo periodo, i Carabinieri dell’Aquila hanno scoperto, grazie a un passante, il corpo di Wissem Hmida, 29 anni, cittadino tunisino, nella località di via del Biancospino a Lucoli. Il giovane è stato trovato nudo fino all’addome, accanto a una auto bruciata per circa il 30% nella parte inferiore. Le prime ricostruzioni suggeriscono che una fiamma si sia scatenata all’interno dell’abitacolo per cause ancora da accertare, costringendo Hmida a fuggire dall’auto e a percorrere pochi metri prima di collassare sul suolo.
Ipotesi operative e prossimi passi
Le indagini sono ancora nella fase preliminare: i Carabinieri, comandati dal capitano Luigi Vaglio, hanno avviato gli accertamenti per capire se l’incendio sia stato causato da un corto circuito, da un attacco doloso o da un evento accidentale. Gli esami medico-legali sul corpo saranno fondamentali per stabilire l’ora esatta del decesso, la presenza di eventuali sostanze tossiche e la dinamica della ferita da ustione. Hmida, operaio edile in una grande azienda locale, era molto stimato nella comunità e lavorava con il fratello da tre anni.
Il ritrovamento ha sollevato un’ondata di preoccupazione tra i residenti di Lucoli, dove la gente conosceva bene il giovane e non immaginava che una tragedia potesse verificarsi così vicino alle proprie abitazioni.
Le forze dell’ordine di Abruzzo stanno coordinando le operazioni con le autorità lombarde, condividendo le evidenze raccolte e mantenendo aperte tutte le ipotesi investigative. La comunità locale, sconvolta da queste due vicende, attende con apprensione i risultati delle indagini, sperando che la verità possa emergere e che giustizia sia fatta per le vittime.



