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Mostra a L’Aquila: trent’anni di architettura abruzzese tra 1930 e 1960

A Palazzo ONMI all'Aquila una mostra curata da Mario Centofanti, Raffaele Giannantonio e Andrea Mantovano ricostruisce le trasformazioni urbanistiche e architettoniche dell'Abruzzo tra il 1930 e il 1960, con materiali dagli Archivi di Stato e una committenza fotografica di Andrea Jemolo.

Mostra a L’Aquila: trent’anni di architettura abruzzese tra 1930 e 1960

Dal 20 giugno al 18 ottobre Palazzo ONMI, in Viale Duca degli Abruzzi a L’Aquila ospita l’esposizione Continuità e divergenze. Architetture e paesaggi urbani in Abruzzo 1930-1960. Il progetto mette a confronto tre decenni decisivi per la morfologia delle città abruzzesi, presentando progetti, documenti d’archivio, fotografie e opere che restituiscono una lettura articolata della memoria costruita del territorio.

Curata da Mario CentofantiRaffaele Giannantonio e Andrea Mantovano la mostra è promossa dal Comune dell’Aquila in collaborazione con MAXXI L’Aquila nell’ambito del programma L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. Il percorso espositivo è pensato per mettere in relazione linguaggi architettonici, trasformazioni urbane e dimensione artistica dello spazio costruito, restituendo il contesto storico e le sue molteplici declinazioni.

Materiali, archivi e committenza fotografica

La selezione esposta combina materiali eterogenei: dai progetti originali alle fotografie d’epoca dai filmati ai documenti conservati negli Archivi di Stato dell’Aquila, Pescara, Chieti e Teramo. Ai materiali pubblici si affiancano contributi provenienti da collezioni private e dalle Collezioni del MAXXI Architettura e Design contemporaneo. La mostra si avvale inoltre di una committenza fotografica affidata ad Andrea Jemolo il cui lavoro esplora il rapporto tra storia condizione attuale e paesaggio, offrendo una rilettura contemporanea di episodi architettonici significativi.

La natura delle fonti esposte

I documenti selezionati riflettono tre generazioni di progettisti, includendo tanto figure riconosciute a livello nazionale quanto tecnici locali che hanno interpretato i codici del Novecento in chiave differente. Il percorso mette in evidenza continuità e divergenze nei linguaggi architettonici e nelle pratiche urbanistiche che hanno inciso sul volto dei centri abruzzesi tra il 1930 e il 1960.

Dichiarazioni istituzionali e pubblicazione del catalogo

Per il sindaco Pierluigi Biondi la rassegna «restituisce uno sguardo ampio sulle trasformazioni che hanno attraversato il territorio abruzzese nel cuore del Novecento», sottolineando il ruolo dell’Aquila come luogo di confronto tra esperienze e ricerche diverse. La presidente della Fondazione MAXXIMaria Emanuela Bruni ha richiamato il valore di «un patrimonio diffuso e fragile, parte importante dell’identità dei luoghi e della memoria collettiva», mettendo l’accento sulla necessità di tutela e valorizzazione del patrimonio costruito.

Catalogo e contributi critici

All’esposizione è collegato un catalogo stampato pubblicato da Gangemi Editore con prefazione di Marco Biraghi. Il volume accompagna il percorso espositivo offrendo approfondimenti sui casi esposti e una contestualizzazione storico-critica delle trasformazioni urbanistiche indagate.

Palazzo ONMI come spazio recuperato

La scelta di collocare la mostra a Palazzo ONMI, l’ex asilo nido di Viale Duca degli Abruzzi, non è casuale: l’edificio stesso rappresenta un esempio di edilizia pubblica degli anni Trenta e diventa un elemento narrativo dell’allestimento. Ospitare il progetto in questo spazio significa valorizzare sia la storia dell’edificio sia il suo ruolo nella rigenerazione culturale della città, collegandolo al programma L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026.

La mostra propone Attraverso il dialogo tra testimonianze d’archivio e sguardo fotografico contemporaneo, il pubblico può osservare le stratificazioni storiche che hanno formato l’identità urbana dell’Abruzzo nel XX secolo.

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