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Non era ancora jazz: dalla tratta atlantica a New Orleans, la storia raccontata ad Avezzano

A Avezzano, all’Auditorium Ignazio Silone, si è tenuta la presentazione del saggio di Giancarlo Vincenzo Coccia che ripercorre tre secoli e mezzo di incontri, violenze e creatività all’origine del jazz, accompagnata da esecuzioni di Linda Valori e Paola Crisigiovanni e con proventi devoluti al Fondo ROBI.

Non era ancora jazz: dalla tratta atlantica a New Orleans, la storia raccontata ad Avezzano

All’Auditorium Ignazio Silone di Avezzano si è svolta la presentazione del libro Non era ancora jazzil saggio di Giancarlo Vincenzo Coccia pubblicato da Florestano Edizioni. L’incontro, organizzato dall’Associazione Harmonia Novissima con il patrocinio delle Politiche Culturali della Regione Abruzzoha mescolato letture e musica, offrendo al pubblico una ricostruzione ampia e documentata delle origini della musica afroamericana.

Federico Falcone ha moderato la serata aprendo con le parole «La musica ha il grande potere di unire anziché di dividere.» In platea c’erano appassionati e istituzioni rappresentate dalla direttrice Anna Maria Marziali e dalla funzionaria Fernanda Mancini. A scandire il racconto sono intervenute le esecuzioni vocali di Linda Valori e le improvvisazioni al pianoforte di Paola Crisigiovanniche hanno messo in luce il rapporto tra ricerca storica e esperienza musicale dal vivo.

Dal racconto personale all’indagine storica sulle origini del jazz

Coccia ha spiegato che la sua passione per questa musica nasce nella prima metà degli anni Settantaun legame che definisce un amore durato cinquant’anni. Ha ricordato le esperienze radiofoniche a Radio Monte Velino e a Radio Antenna Futuraemittente da lui cofondata, e ha sottolineato come la trasmissione di dischi «due volte a settimana, dal 1975» sia stata decisiva: «Se non ci fosse stata quell’esperienzanon ci sarebbe stato questo libro», ha detto l’autore.

Il libro non si propone come manuale tecnico ma come analisi storico-culturale: Coccia guarda al fenomeno jazz non come frutto dell’abilità di un singolo virtuoso, ma come prodotto di un processo lungo «tre secoli e mezzo», costruito attraverso scambi, oppressioni e pratiche quotidiane di milioni di individui.

La tratta, gli spiritual e la nascita musicale negli Stati Uniti

Il cuore della ricostruzione parte dalla tratta atlanticadodici milioni e mezzo di persone deportate dall’Africa verso le Americhe, con circa due milioni morti durante la traversata. Coccia ha evidenziato come gli schiavi, una volta nelle piantagioni, mantenessero elementi rituali e percussivi che sopravvivevano alla violenza culturale imposta dal colonizzatore.

Da questi contesti nasce la prima espressione musicale riconosciuta come autenticamente americana: gli spiritual. Con la conversione al cristianesimo e la trasmissione orale, emergono nuove forme di canto che diventano anche strumenti di comunicazione clandestina, utili all’organizzazione delle fughe verso il Nord. Questo passaggio segnato dalla resilienza è presentato nel libro come un momento chiave nella formazione di un linguaggio musicale collettivo.

La dimensione politica del jazz

Nel dialogo con il pubblico è emerso più volte il ruolo politico della musica: Coccia ha citato il pianista Curt Davis per sottolineare che il jazz «è sempre stato legato alla giustizia sociale» e che «ogni volta che si sale sul palco e si suona, è un gesto di sfida». La serata ha collegato così memoria storica e impegno presente, mostrando il jazz come forma d’arte intrinsecamente politizzata.

New Orleans, l’incisione che battezza un genere e il paradosso dell’Original Dixieland Jazz Band

Coccia ha raccontato il ruolo centrale di New Orleans come crogiolo culturale: qui convergono influenze africane, anglosassoni e caraibiche, e si formano pratiche musicali ibride grazie anche alle comunità créole. Il jazz delle bande marcianti, che ancora oggi anima funerali e feste cittadine, illustra come ritmi d’origine africana siano stati reinterpretati con ottoni europei.

La svolta tecnica arrivò negli anni Venti, quando Louis Armstrong introdusse l’idea dell’assolo, trasformando la prassi improvvisativa collettiva. Coccia segnala simbolicamente il momento in cui il termine «jazz» compare su un disco: la prima registrazione che usa quella parola fu eseguita dall’Original Dixieland Jazz Bandun gruppo tutto bianco, in un paradosso che racconta le tensioni razziali e culturali alla radice della storia del genere.

La serata ha alternato analisi storica e brani musicali eseguiti dal vivo, sottolineando il progetto culturale dell’evento: non una semplice presentazione ma un incontro in cui parola e suono dialogano. Coccia ha anche annunciato che i proventi della vendita del libro saranno devoluti al Fondo ROBIa sostegno di donne in situazione di fragilità.

Al termine, dopo bis e applausi, l’autore ha firmato copie per il pubblico: un gesto che ha chiuso una serata in cui storia, cultura e solidarietà si sono intrecciate all’Auditorium Ignazio Silone.

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